Le bugie dell'imprenditore che accusa Del Turco

Un dossier di Lamberto Quarta, braccio destro dell'ex governatore, smaschera il pentito Angelini. "Dai magistrati abusi sugli indagati"

nostro inviato a Pescara

Ecco il temuto memoriale di Lamberto Quarta, segretario generale della Regione Abruzzo, braccio destro del governatore Ottaviano Del Turco. Un documento con tutte le contraddizioni dell’imprenditore-pentito Angelini, con attacchi pesanti ai magistrati che per 30 giorni hanno tenuto Quarta in carcere, salvo concedergli i domiciliari «solo dopo aver intercettato in cella - è scritto nel dossier - questo promemoria riservato che era diretto al mio avvocato, compiendo peraltro un abuso». Il carteggio che Quarta inizia ad assemblare il 27 luglio (e integra il 28 agosto) prende il «la» «dal riconoscimento del no-performing, e cioè dal pagamento alle cliniche private delle prestazioni erogate extra-budget per gli anni 1995-2001» pari a 124milioni e rotti di euro (poi ridotti a 80).

Il Gruppo Angelini incassa 21 milioni di euro, «ma la minuziosa ricostruzione di quel no performing - aggiunge Quarta - omette di elencare chi ha incassato gli alti 60. Io mi chiedo: ma se l’operazione era contra legem e si configurava come un abuso con evidenti danni patrimoniali per le cliniche private, perché questo abuso riguardava solo Angelini e non le altre strutture che hanno incassato i 60 milioni di euro? Perché la procura non ha indagato nessuno?».

Quel che poi, secondo Quarta, appare inverosimile è il racconto che Angelini fa della «sua» società Humangest, dell’Ad Gianluca Zelli, dei 21 milioni di euro scomparsi. «Dice che Zelli comandava di fatto la sua azienda» e che invece lui «firmava atti e trasferimenti di ingenti risorse finanziarie senza sapere di cosa si trattava, con ciò contribuendo a far sparire 21 milioni di euro, guarda caso la stessa cifra frutto del no-performing».

Angelini, secondo l’assessore-ombra di Del Turco, si descrive «come un utile idiota» ma poi «trattava mazzette, elargiva ingenti somme di denaro a importanti politici e funzionari per ottenere vantaggi e riconoscimenti dei crediti (...). In questo incredibile racconto di Angelini i procuratori ascoltano e sembrano credere a tutto, a volte sembrano persino affascinati dai suoi racconti». Quanto al j’accuse di Angelini («questa giunta è quella che mi ha ucciso più di tutti»), il super-segretario annota: «Da un lato lui si lamentava perché la Giunta non lo favoriva, dall’altro, però, alla semplice richiesta di versare denaro, lui ubbidiva, sia pur mugugnando (...). Riecco l’utile-idiota che pur non ricevendo favori versava, a suo dire, nientemeno che 6 milioni di euro che però... non si trovano».

E ancora: «Angelini erogava cifre considerevoli, milioni di euro. In una settimana eseguiva tre-quattro dazioni, faceva la spola tra Del Turco e Cesarone per consegnare contanti e però... non ricorda mai con precisione alcunché. Non ricorda se a Del Turco li dava a Collelongo, a Pescara a l’Aquila. Non ricorda se a Cesarone i soldi li dava a Villa Pini, a Francavilla o a Chieti. Non riesce mai ad essere preciso, tranne con le foto delle mazzette a Del Turco che dice esser state fatte con un telefonino quando invece è spuntata una macchina fotografica, o quando si parla della busta coi soldi, con l’autista che dice prima una cosa e poi un’altra».

E i prelievi in banca? Anche qui - insiste Quarta - Angelini va a vuoto. Corregge le cifre ogni qualvolta dal riepilogo dei pagamenti i conti non tornano. «A un certo punto elenca diverse e successive dazioni, oltre a quella che aveva definito “l’ultima” del 2 novembre, ma non prende alcun accorgimento su chi e quando consegnava il denaro». Di più. Angelini il 6 maggio 2008 giura di non aver «mai avuto bisogno di provviste di denaro di alcun genere» e poi, nell’interrogatorio del 30 maggio, «di fronte alla scoperta della Guardia di finanza di prelievi per oltre due e milioni e mezzo di euro, non potendoli più affibbiare a nessuno, sostiene di averli utilizzati con certezza per fini esclusivamente personali».

Pagine e pagine di contraddizioni. «Se le ho rilevate io che non sono né un magistrato né un detective, com’è possibile che tre procuratori e un giudice non se ne siano accorti?». Quarta non sa se sia vero - come riportato da un giornale locale - che dopo la richiesta di incidente probatorio c’è stato effettivamente un incontro, non consentito, tra Angelini e i magistrati.

Si chiede perché i pm «abbiano voluto dare credibilità a un personaggio così poco credibile, garantendogli l’impunità dopo che per mesi si preannunciava il suo arresto». E perché hanno continuato a tenere in carcere lui e gli altri quando non ce n’era più bisogno: «Il presupposto era forse quello di usare la detenzione come mezzo per estorcere dichiarazioni o ammissioni rese per stanchezza o sfinimento?».