Bugie da governatore: «Sono a Roma» Ma lo vedono in Albaro

Burlando, in «congedo istituzionale», va a comprare in boutique

(...) Rimane incomprensibile un punto: che bisogno c’era di tirare in ballo il povero - si fa per dire - Castellano? Mistero del gerundio. Che va ad aggiungersi, del resto, agli altri misteri dolorosi nel calvario del governatore. Tanto per dire: l’appuntamento «improcrastinabile» fissato alla domenica mattina, l’auto prestata dall’amico del cuore («è una macchina che possiedo da otto anni», «no, me l’hanno prestata»), la lunga telefonata fatta dentro l’abitacolo della Mitsubishi mentre gli automobilisti che l’avevano incrociato lo stavano tempestando di improperi, la «confessione» ritardata fino al momento in cui Repubblica l’ha rivelata. Ce ne sarebbe abbastanza, ma lui continua. E dopo l’impropria chiamata in causa di Castellano, lancia di nuovo al galoppo la fantasia.
Il consiglio regionale è convocato per discutere la mozione di sfiducia? Burlando non si presenta. Si deve votare l’ammissibilità del congedo, ma manca il numero legale. Sono le 10 e 15 del mattino di martedì, la seduta si aggiorna alle 11 e 15, quando finalmente è messa ai voti la richiesta, motivata dal fatto - conferma il presidente dell’assemblea Mino Ronzitti - che Burlando e l’assessore G.B. Pittaluga devono andare a Roma, Palazzo Chigi, per discutere sulla legge Finanziaria direttamente col presidente del consiglio Romano Prodi. Questa la versione ufficiale. Il consiglio vota e approva il congedo istituzionale dei due big della giunta. Peccato che Prodi sia dal giorno precedente a New York per l’assemblea dell’Onu, ma ancora più un peccato il fatto che Burlando venga «beccato» alle 12 e 15, in una boutique di via Albaro, a visionare capi d’abbigliamento femminili. Si verrà a sapere più tardi che Pittaluga ha preso parte regolarmente nella capitale alla riunione preparatoria del mattino e a quella del primo pomeriggio con alcuni presidenti di Regione e assessori. E che solo alle 18 e 05 Burlando ha preso posto al tavolo dell’incontro al vertice, accanto agli altri colleghi e di fronte a Tommaso Padoa Schioppa. Ma allora che bisogno c’era di disertare la riunione di consiglio regionale del mattino inventando fantomatiche riunioni transoceaniche con Prodi? Misteri del gerundio. Che il capogruppo di Alleanza nazionale Gianni Plinio censura senza pietà, arrivando a evocare la sindrome di Pinocchio: «Se fossi in lui - avverte Plinio - non sarei così tranquillo come dice di essere, anche in vista del dibattito di domani sulla mozione di sfiducia. Quello di Burlando è sembrato alla gran parte dell’opinione pubblica e ai consiglieri della sua maggioranza un comportamento omertoso e arrogante, come è tipico della “casta“, e assolutamente incompatibile con la permanenza nell’autorevole incarico istituzionale che ricopre. Anche per molto meno, in una democrazia vera e moderna come quella americana - conclude il capogruppo di An - sarebbe stato costretto a dimettersi».