"Bugie su Antigua", Berlusconi chiede i danni

Il premier vuol portare in giudizio <em>Report</em>: &quot;Sarà il tribunale a
ristabilire la verità&quot; sulle sue ville ai Caraibi. E ai suoi confida: &quot;Il
governo tiene ma il rischio di voto anticipato resta concreto. E in
quel caso mi ricandiderò&quot;

Roma - Ci ha pensato su qualche giorno, ma alla fine Silvio Berlusconi ha dato mandato allo studio Lepri di Roma di citare in giudizio la trasmissione Report per il servizio dello scorso 17 ottobre sulle ville di Antigua. Un’azione civile, spiega il legale, con l’obiettivo di «ottenere l’accertamento della natura offensiva e diffamatoria» dell’inchiesta «con integrale risarcimento dei danni». Ovviamente, apriti cielo. Al punto che perfino il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi si sente in dovere di dire tempestivamente che il premier dovrebbe «rispondere alla libera informazione con idee e fatti e non con azioni giudiziarie».

Parole che a Palazzo Chigi non fanno che confermare quello che ormai da tempo è molto più di un sospetto visto che la Fnsi non ha avuto la stessa prontezza di spirito davanti a situazione analoghe (un esempio a caso è quello dei reiterati annunci di querele a il Giornale da parte di Gianfranco Fini). Insomma, «due pesi e due misure». Tanto che sul tema già da qualche giorno s’è mobilitata Daniela Santanché che insieme ai tre coordinatori del Pdl ha organizzato per martedì prossimo un convegno sulla libertà di stampa - il titolo è proprio «Due pesi e due misure» - con Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Giuliano Ferrara, Giorgio Mulè e Marcello Veneziani. Un concetto che durante l’ufficio di presidenza del Pdl di mercoledì sera Berlusconi aveva affrontato più o meno così: in Italia tutti i talk show televisivi sono controllati dalla sinistra, basta accendere la tv e si trovano attacchi nei miei confronti.

Eppoi, spiega Niccolò Ghedini tornando sulla vicenda Report, «sei mesi fa erano usciti degli articoli su questa vicenda e avevo già messo a disposizione la documentazione che chiariva tutto». Milena Gabanelli, giornalista e conduttrice del programma, da parte sua non si scompone più di tanto perché, spiega, «se il premier si ritiene diffamato è un suo diritto intraprendere tutte le azioni che crede» e «noi ci difenderemo nelle sedi competenti». La differenza «tra me e lui», aggiunge, è che se io mi sento diffamata non posso portarlo in tribunale, mentre lui lo può fare con me». Poi, torna sul merito dell’inchiesta di Report: «La domanda che abbiamo posto era “da chi ha acquistato quei terreni”. E la risposta per il momento non c’è».
Il Cavaliere - che ieri ha incontrato Emma Marcegaglia a Palazzo Grazioli - torna invece sulle sue vicende giudiziarie in una lunga intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. E respinge al mittente le accuse di corruzione e di evasione fiscale. «In centinaia di processi non sono mai stato condannato. La realtà - dice - è che sono perseguitato da procure e giudici di sinistra che strumentalizzano il loro potere per la lotta politica». Del processo Mills, invece, parla Ghedini durante una lunga conversazione con la stampa estera intercettata dall’agenzia Asca. «Se verranno applicate le regole previste dai codici, e non quelle che usano a Milano, se mi faranno sentire i testimoni e inserire i documenti, finirà come il processo Sme del 2005, quando Berlusconi venne assolto perché il fatto non sussiste».

Con la Frankfurter Berlusconi parla anche della situazione politica italiana. Si dice convinto che Fini continuerà a sostenere il governo e che il Paese «ha una guida stabile». E alla domanda se pensa di ricandidarsi come premier in caso di voto anticipato non ha dubbi: «È ovvio». Un argomento, sarà un caso, toccato anche durante l’ufficio di presidenza del Pdl. Dove senza girarci troppo intorno non ha affatto escluso l’eventualità: «Il governo tiene, ma il rischio di elezioni anticipate è ancora concreto ed è per questo che anche sul territorio dobbiamo farci trovare pronti».