Bulgari ha deciso di uscire dalla sua «Opera»

Nicola Porro

da Milano

Cosa hanno in comune Francesco Trapani e Claude Bebear? L’accostamento tra il numero uno della nostra prestigiosa Bulgari e il padre padrone della più grande compagnia assicurativa europea, Axa, nasce dal fatto che si sono entrambi stufati delle società di private equity.
Quei fondi che con quattrini raccolti sul mercato, comprano società che fondatori o soci vogliono realizzare. Bebear si è molto seccato che i «barbari» di Kkr abbiano intenzione di sfilargli Vivendi (di cui è autorevole consigliere), mettendo sul piatto 40 miliardi di euro. Più modestamente Trapani si è stufato di mettere quattrini nel fondo Opera di cui è stato «copromotore» nel 2000. E oggi partecipato pariteticamente con Renato Preti. Ieri presentando i conti, quelli di Bulgari, Trapani è stato esplicito: «Il 2006 sarà un altro anno record per profitti e ricavi». E ancora, nonostante le avances francesi, «la famiglia non ha intenzione di vendere». Ma ha bisogno di concentrarsi. Ecco perché, secondo quanto risulta al Giornale, l’avventura nel private equity è finita. E dunque nella società di gestione di Opera e nei due fondi varati. Il primo da 225 milioni e il secondo con impegni per 90 di cui per una buona fetta in carico proprio alla maison romana. A ciò si aggiunga che i risultati fino ad oggi degli investimenti fatti in Opera1 hanno avuto rendimenti decisamente inadeguati per questo genere di attività.
L’idea iniziale era infatti quella di cedere l’intero portafoglio del primo fondo: con tutta la merce, più o meno buona, raccolta negli ultimi quattro anni. La strada sarebbe stata poi abbandonata anche per la contrarietà al progetto di Preti. Ora l’idea di Bulgari sarebbe dunque diventata quella di mollare completamente la presa: in ballo vi sarebbe però il commitment, cioè l’impegno finanziario che non dovrebbe superare i 20 milioni di euro, in Opera2. Uscire dalla società di gestione Opera, potrebbe infatti permettere agli azionisti di svincolarsi dagli impegni presi, ma ancora non eseguiti, nei fondi sottostanti. Materia da legali. Quel che è certo è che le idee di Bulgari possono realizzarsi solo con l’arrivo di un acquirente che subentri.
Gli investimenti del primo fondo si son rivelati ben al di sotto delle aspettative. Recentemente sono stati liquidati gli orologi di Sector. Valorizzati da Morellato per circa 45 milioni di euro, ma praticamente tutto con assunzione di debiti pregressi. Non migliore la situazione della partecipazione in Bruno Magli, che dopo una prima ricapitalizzazione, rischia di bruciare nuove risorse anche quest’anno, nonostante il tentativo di turnaround. In corso le dismissioni di Unopiù, mobili da giardino, in cui sono rimasti in lista due pretendenti; e B&B invece aspetta la Borsa, ma non prima della primavera dell’anno prossimo. Un portafoglio molto poco eccitante. Un’esperienza che Trapani non vuole replicare una seconda volta.