Bulimia: in un libro la dittatura della «taglia 38»

Alessandra Longo presenta venerdì a Roma il suo libro su questa malattia e racconta la sua storia, la sua lotta per liberarsi da questo diktat sociale, attraverso un blog e poi un volume che può aiutare anche tante altre.

A volte la taglia conta più della vita e il disordine alimentare può distruggere una vita.
Venerdì 25 febbraio, alle 18.30, viene presentato a Roma il libro di Stefania Longo che s'intitola proprio «Taglia trentotto. Bulimia amore e rabbia» alla Casa Internazionale delle Donne di Via della Lungara 19 . Oltre all'autrice, interverranno la giornalista Alessandra Arachi, la psicoanalista Laura Tosti e Alessandra Vanzi leggerà alcuni brani del libro.
Un testo che racconta la storia dell'autrice, Stefania Longo che, per riuscire a entrare nella leggendaria taglia 38, quella della top model Kate Moss, ha vomitato, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, cibo e anima per oltre quindici anni.
«Finchè, un bel giorno, capisci che non è lo stomaco che devi pulire, ma il cuore. Finchè capisci che l'angoscia non esce con il vomito, ma solo con la parola...».
Per la Longo, 39 anni di Oderzo, laureata in storia contemporanea e attualmente impiegata in un'azienda metalmeccanica, rompere il silenzio non è stato facile. L'ha fatto per la prima volta nell'aprile del 2009, quando le parole hanno cominciato a scorrere nel fiume di un Blog: "Vomito dunque sono". Il successo di quel blog, frequentatissimo, l'ha convinta che poteva fare di più.
Nasce così il primo capitolo di «Taglia 38 - bulimia, amore, rabbia" (Edizioni Memori, pagg. 158, euro 14), diario minimo di una malattia dell'anima - la bulimia, appunto - dove convivono delirio e onnipotenza.
Per l'autrice del libro il countdown delle calorie - spinto fino a quando le curve del proprio corpo non siano diventate spigoli - è cominciato relativamente tardi, a 23 anni.
Ma essere una taglia 38 prescinde dall'età: "entrare" in una 38 schiude orizzonti di senso sconosciuti a una ragazza "tirata su a cosce di pollo e patate". E non si può sgarrare, non si può far "come quelle poveracce che sono grasse".
L'imperativo categorico? Essere così magra tanto da non compromettere mai le cuciture del tuo denim bianco, rigorosamente sotto la taglia 40. Perché "quel denim che non perdona, per il quale devi avere un fondoschiena ineccepibile, dice chiaramente:'io sono'".
Nella modalità compulsava della bulimia, l'esistenza si cristallizza nella rigida alternativa del pieno e del vuoto: boccone dopo boccone, l'"orgia alimentare" si manifesta come estremo tentativo di colmare un abissale vuoto interiore. La comunicazione con il mondo viene gradualmente sospesa: il cibo diviene così l'unico referente: non tradisce, non giudica, non abbandona mai... Il guaio è che si continua a riempire il corpo, non l'anima. Da qui, il bisogno di vomitare finalizzato a ristabilire il vuoto originario: il cibo divorato viene considerato "altro da sé" e, dunque, va eliminato per liberarsi di "ciò che non sono io". Ma anche di ciò che sono: insieme al cibo, infatti, ci si libera anche di se stessi... La bulimia, insomma, punta alla dimensione del "non esserci": da una parte annichilendo il corpo che sconta, sul piano fisico, l'alternanza fatale di mangiare e vomitare, dall'altra lacerando i nervi dell'anima tra fame d'amore e disperato senso di inadeguatezza e disagio.
Oggi, Stefania Longo è quasi certa di essere finalmente uscita da quella dimensione anfibia tenacemente sospesa tra il digiuno e l'abbuffata. Quasi. Riuscire a fissare negli occhi i propri demoni, se non proprio sconfiggerli, è comunque una vittoria. "Le modelle di Vogue - confessa - continuano ad essere la mia ossessione: magrissime e bellissime... Lo so è assurdo ma, ancora oggi, non riesco a fare ameno di guardarle e dire: Perché io non sono così? La società ci butta addosso un peso troppo grande: a Treviso, una quarantenne per invecchiare felice deve piacere al compagno di scuola del figlio. Dobbiamo essere sempre in forma e fighe fino a 50 anni".
Più della medicina, della sedute dallo psicologo e dei ricoveri forzati, sono state le parole a guarire Stefania Longo:"Ho iniziato a scrivere un blog dove raccontavo le mie giornate con la bulimia: sono arrivati tantissimi commenti. Un giorno una ragazza mi ha scritto di essere guarita grazie al mio blog". E' successo qualcosa: Stefania Longo - come scrive Silvana Mazzocchi nella prefazione - ha cominciato a "lottare contro la deriva della propria identità . Non è nè facile né garantito, ma almeno è possibile. Comprendo che sono io il mio disturbo alimentare ...e ne sono già un pezzo fuori".
Nel libro c'è un capitolo che si intitola "Scorie":"La bulimia è la malattia delle ragazze che crescono troppo in fretta - scrive l'autrice di «Taglia 38» - che vengono traghettate dalla casalinga alla working girl senza neanche pensarci su».