Bulleri, che delusione

Basket, Recalcati ha fallito, ma i giocatori hanno anche più colpe

Oscar Eleni

da Belgrado

Quando non ne puoi più, anche alzarti all’alba pur di tornare in fretta verso casa sembra un sollievo. L’Italia ha lasciato il Montenegro senza processi, senza le lacerazioni della Serbia che ieri hanno fatto diventare più nero il cielo inquinato di Belgrado sopra il parco nella fortezza di Kelemegdan dove un tempo nacque una grande scuola cestistica, ora intossicata dal denaro come urlano i taxisti che vogliono euro e non dinari.
Carlo Recalcati guarda avanti, fingendosi tranquillo, ma ammettendo che gli girano e non poco, ringraziando tutti, uno staff medico più folto di quello tecnico, tanto per capire lo stato di salute di una squadra che invecchiando ha perso l’età dell’innocenza. Zelimir Obradovic che questa volta ha dato dimissioni irrevocabili, come sembra voler fare Tanjevic in Turchia, denuncia all’opinione pubblica il disastro della Serbia che farà diventare un flop, come affluenza di pubblico, l’europeo organizzato in casa e in un’arena meravigliosa da 20mila posti.
Micione Charlie ammette che il ritorno alla realtà, per una squadra che in due anni era andata sopra il suo potenziale, farà bene soltanto se ci si rimetterà al lavoro ammettendo che prima si dovrà pensare all’atleta e poi al giocatore. Discorso antico, legato alla scuola, alla miopia societaria che risparmia sui settori giovanili e persino sui medici. Certo l’uscita della Serbia stringe il canale che avrebbe potuto portarci, come invitati speciali, verso il mondiale in Giappone, perché i campioni in carica saranno sicuramente privilegiati e chi ha in mano lo spettacolo televisivo vorrà anche squadre con dentro stelle Nba, pur sapendo che in molti casi sono state loro, con l’egoismo, a distruggere ogni concetto di squadra come ha detto l’ex allenatore della Benetton, l’Obradovic vincitore di coppe campioni, europei e mondiali ribellandosi al processo televisivo con stile trapattoniano: «I cattivi rapporti dentro la squadra hanno portato a questo disastro. Ho cercato di sconfiggere l’egoismo che ci ha rovinato ogni giornata di lavoro quando erano litigi continui per ritardi agli allenamenti, ai pranzi, nei ritorni notturni. Mai visto una cosa così scandalosa. Il mio errore è stato non cacciare via subito certa gente. Prego Dio di aiutare il mio successore».
Recalcati è molto più dolce, ha apprezzato la dedizione in un lungo periodo di lavoro, pronto a tenere spalancate le porte per chiunque voglia dedicarsi alla causa, persino Myers o Fucka che sono fuori da tempo, anche se ci sarà chi, come Galanda, Marconato, Chiacig, chiederà di tirare un po’ il fiato saltando magari le qualificazioni per il prossimo europeo del 2007 in Spagna (2009 Polonia, 2011 Lituania) se diventeranno necessarie saltando il mondiale.
Ammissione di colpa per certe scelte tecniche, chiedendo però di ricordare che nessuno meglio di lui conosceva le risorse fisiche dei suoi giocatori che ha cercato di centellinare, ammettendo soltanto che la difesa a zona, per due anni coperta capace di tutelarci, era un po’ difficile da utilizzare avendo davanti magari un Pozzecco invece di Lamma o Rombaldoni.
Missione fallita e questo è un fatto. I motivi sono tecnici, fisici, ma anche di scelte. Pozzecco, nel bene e nel male, ha cambiato tutto, come dovrebbero sapere anche quelli che esaltando il genietto della lampada vedevano esauditi i desideri di spettacolo senza domandarsi se la corona ferrea non fosse più adatta a una squadra attesa con altre aspettative dopo euro Svezia ed Olimpiadi. Spahija ha ammesso di avere vinto perché i suoi sono stati più costanti nella partita, ma anche perché l’Italia bloccata nel tiro da tre, difficilmente può avere sollievo da centri che dentro l’area non hanno molte soluzioni. L’angoscia è che dietro a Chiacig e Marconato non c’è quasi niente. Meglio comunque una delusione accettata con un certo stile di questa caccia all’uomo che ha fatto diventare furenti i serbi, anche perché vedere Croazia e Slovenia nelle otto provoca l’orticaria. Mirko Novosel, 53 anni di basket, uomo d’oro, mente sublime, il grande saggio che sulla panchina croata risponde pacato ad ogni quesito del suo giovane tecnico, guarda preoccupato questo basket che non difende le sue scuole, che lascia portar via anche ragazzi di 16 anni, lo ha fatto il Real Madrid con un ragazzino croato, da chi ha i soldi, ma non molto altro. L’esempio è questo Mario Kasun che ad Orlando sta in finte liste infortunati e che potrebbe diventare davvero qualcuno se tornasse per giocare da protagonista in Europa, ma questo vale per tutti e allora diamo una pedata a tutti quelli che appena vedono un talento italiano gli fanno credere che da noi perde tempo e che la sua vita vera sarà soltanto nella Nba. Frottole come quelle che ci siamo raccontati vincendo le amichevoli prima dell’europeo.
QUARTI DI FINALE. Oggi: Russia-Grecia e Francia-Lituania. Domani: Croazia-Spagna e Slovenia-Germania