Bulleri esalta Milano ma i soliti idioti rovinano la festa

Oscar Eleni

Milano che discute sui grattacieli non litigherà certamente per le torri mobili dell'Armani che portano l'Olimpia oltre la collina di Cantù, apprezzando che fra Blair e Watson, uomini d'ebano (20 rimbalzi in due), ci sia anche il verde speranza italiano: Gallinari l'unno che è già rosa del suo giardino e, finalmente, un Massimo Bulleri vicino alla comprensione su cosa vorrebbe fare in una grande squadra mettendosi al servizio di Djordjevic, che conosce il tormento e l'estasi del ruolo.
Novemila per la vittoria senza discussioni degli uomini con numeri d'oro sulla maglia e, in certi momenti, anche nelle mani, una bella folla dove si annida sempre la bestia che non guarda il gioco, urla, insulta e, come è avvenuto alla fine, spara un fumogeno che, rimbalzando fra deficienti, arriva proprio addosso al presidente della Tisettanta Corrado al quale mancava anche questa brutta esperienza nella battaglia per ridare a Cantù una vera casa, una bella squadra.
Ieri, per la verità, il gruppo di Pino Sacripanti non si è visto, una settimana balorda per influenze, infortuni, la paura di chi non conosceva una sfida che lascia sempre senza saliva. Milano arroccata dietro i centri, con la testa per difendere, lasciando 11 punti nel primo quarto e 10 nel secondo, solida in quasi tutto, trovando spazio anche per il ciondolante Tusek, per un Calabria che era abituato a fare la prima punta e adesso, se dorme al freddo, guarda spesso dalla panchina.
A Djordjevic serve la testa di Green, e quella non manca mai, ma aveva bisogno anche di trovare una dimensione per convincere Bulleri che esistono gioie appaganti come quelle delle sue fughe dalla realtà, ma pericolose per la propria difesa, obbligandolo a pensare sempre. Dieci assist, una sola palla perduta, un solo calo di tensione quando Cantù, spinta da Mazzarino, ha salvato almeno la faccia nell'ultimo quarto tornando a meno 10 prima che l'uruguaiano finisse nella tagliola dell'arbitro Duranti.
Il «Bullo» per i voli di Gallinari che hanno fatto saltare sulla sedia Giorgio Armani, per i 16 punti di Blair che pure ha sbagliato 7 liberi, per un viaggio ad agganciare al secondo posto in classifica una Virtus che proprio domenica sera verificherà lo spessore di Milano, dopo aver assediato fino a due minuti dalla fine Siena che si è guadagnata il primo posto in solitudine dimostrando di essere la squadra più completa e senza più equivoci nelle rotazioni, con Sentenza McIntyre cobra nel parziale vincente da 73-77 a 90-83 in 2'20".
Ad Assago una luce soltanto, ma al Palascalavo senese si è visto che la Vidi Vici, pur mancando di una pedina per battaglie definitive, ha diritto di credere fino in fondo al suo progetto, così come il Montepaschi può dire di essere arrivato prima di Treviso, Napoli, Roma e della Fortitudo che Ataman ha messo davanti alla nuova realtà scegliendo gli uomini base lasciando seduti tutti gli altri, ad assemblare un gruppo nuovo che ha il talento e, si pensa, pure la... testa per restare in testa fino alla fine.