Bulli a scuola, dopo i reality Fioroni ora boccia Internet

Nino Materi

Se l’altra sera uno studente «bullo» avesse seguito in tv il programma Porta a porta dedicato al «bullismo nella scuola», non avrebbe certo ricevuto un buon insegnamento su come ci si confronta. Tra gli ospiti del salotto di Vespa il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, il suo collega delle Politiche sociali, Paolo Ferrero e l’onorevole di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo sono volati gli stracci. Un’invettiva politica aspra che ha smentito i buoni propositi della vigilia, caratterizzati invece da annunci bipartisan del tipo «su questo problema dobbiamo lavorare insieme e porci gli stessi obiettivi».
Nel corso del programma il responsabile dell’Istruzione ha ribadito le sue accuse ai reality, colpevoli di esaltare «la cultura dell’apparire a discapito di quella dell’essere»: frase buona per tutte le occasioni che assicura sempre un figurone.
Ma durante Porta a porta Fioroni ha dato anche una notizia; discutendo del caso della professoressa molisana accusata in un istituto milanese di aver molestato sessualmente alcuni suoi alunni, il ministro ha fatto cenno a un altro caso clamoroso, ancora sconosciuto ai mass media: «Ho inviato degli ispettori in una scuola dove la magistratura sta indagando per gravi episodi di pedofilia su alunni da parte di personale docente e non docente».
Ma anche quella di ieri per numero uno del dicastero di viale Trastevere è stata una giornata di annunci. Così nel mirino di Fioroni, dopo i reality, è finito anche Internet: «Ritengo che dobbiamo apportare modifiche alla normativa vigente perché venga vietata e sanzionata l'immissione nella rete web di immagini e contenuti che sono in grado di provocare danni alla formazione dei nostri ragazzi». Il riferimento, ovviamente, è al video-scandalo delle violenze al ragazzo disabile all'istituto Steiner di Torino, ma anche ai tanti altri «filmini» virtuali spuntati negli ultimi giorni.
Registrazioni choc che rimandano alla polemica sull’uso dei cellulari a scuola: «Già molti direttori generali - ha detto Fioroni - si sono orientati a fare una cosa che ritengo la normale saggezza, e cioè che durante l'ora di lezioni si segua la lezione e non si parli al telefono o si giochi con i telefonini».
Infine una frase tratta dal libro delle buone intenzioni: «A scuola dobbiamo riportare al centro il rispetto dei ragazzi verso loro stessi e verso la dignità della persona umana. Possiamo mettere regole rigide, ma non tutto però può essere repressione. Credo che dovremmo prendere provvedimenti rapidi ed urgenti».
I «bulli» già stanno tremando dalla paura.