Il bunker dell’oro? Presto a quota duemila dollari

Piccoli e grandi investitori continuano ad acquistare oro a piene mani nel tentativo di esorcizzare il terrore del baratro: con una corsa impressionante rispetto ai 1.360 dollari di gennaio, il metallo giallo ha ieri superato i 1.880 dollari l’oncia polverizzando più volte il record in poche ore. In termini tecnici il mercato sta facendo «hedging» (ha bisogno di «protezione»), ma tra gli analisti è anche diffuso il pensiero che, a oggi, sia difficile trovare una valida alternativa per proteggere il capitale. Troppo pesante la promessa della Federal Reserve di lasciare il costo del denaro congelato fino a metà 2013, così come il rischio che gli Stati Uniti si avvitino in una seconda recessione.
Lingotti quindi sempre più percepiti come un «bunker», in una corsa al bene rifugio per eccellenza che vede impegnate le Banche centrali di mezzo mondo. Cui si aggiunge la Cina, che nel primo trimestre dell’anno ha scalzato l’India sul fronte dell’oro da investimento: uno studio del Crédit Suisse, basato sui dati del World Gold Council, calcola che nel secondo trimestre la domanda sia cresciuta del 18,3% a 359 tonnellate; a dispetto della frenata della domanda industriale (-14,7% a 587 tonnellate).
Così come mostra di voler costruire un rifugio tutto d’oro, il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, che ieri ha ordinato la nazionalizzazione dell’industria aurifera e il rimpatrio di almeno il 90% delle riserve che il Paese detiene Oltreconfine: a conti fatti un tesoretto da 11 miliardi di dollari. Una mossa politica e dall’impatto emotivo, ma che conferma la passione per il metallo giallo dei Paesi emergenti: Caracas occupa il quindicesimo posto al mondo per riserve in oro con 365,8 tonnellate, di cui 211 tonnellate custodite presso le Banche centrali di Stati Uniti, Canada, Svizzera e di alcuni Paesi europei.
Tanto che alcuni operatori scommettono che, entro la fine dell’anno, l’oro violerà la quota dei 2mila dollari l’oncia, anche perché nel quarto trimestre la domanda è molto forte, soprattutto per il concentrarsi nel periodo della componente indiana, primo consumatore al mondo di gioielleria. «Secondo alcuni esperti americani l’oro entro il 2020 arriverà a 5mila dollari l’oncia», sottolinea Roberto Binetti, che con la società Confinvest tratta da oltre 30 anni monete auree e lingotti da investimento. Visto lo stato dei mercati, Binetti consiglia di affidare a sterline e marenghi «il 30% del proprio patrimonio mobiliare»; con però la premessa di avere cura di rivolgersi unicamente agli operatori autorizzati da Bankitalia.