Il «buo» mascotte delle squadre che cambia sempre il suo colore

Impara l'arte e mettila da parte. Oppure falla fruttare. Come il nostro lettore, Lorenzo Porrati, il nuovo pittore estroso che ha iniziato a inviare i suoi disegni alla nostra redazione. Non un artista, questa volta, ma un designer, che ha dato vita a un progetto preciso: la «bua» o il «buo». Che, secondo le indicazioni da lui stesso lasciate sul retro delle sue creazioni, assumono il significato di «gufo». E, in effetti, la rappresentazione assomiglia molto al rapace notturno. Con qualche piuma colorata in più.
Il «buo» non sarebbe altro che una sorta di mascotte calcistica che si può adattare ad ogni bandiera, cambiando le sfumature del folto piumaggio. Per i più restii al fascino del «buo», il suo inventore ne ha anche descritto la nascita. «Giunge dalla Francia portata da un forte vento e temporale - si legge sul retro di uno dei disegni -, atterra sul Luigi Ferraris. Da quel momento cambia colore e lingua». Si affeziona così tanto alle squadre della Lanterna, che «quando una delle due squadre perde si monocolora con l'altra» e «comunque è felice se entrambe fanno punti». Non è solo una questione di cambiar colore. La «bua» si adatta anche a tutte le partite. Pure quelle di Champions League: durante gli incontri prende un po' di toni da una maglia, un po' da quella avversaria. Fonde anche le stellette, portandone sulla fronte tante quante la somma degli scudetti delle due squadre. Ed ecco la proposta: «Si possono creare magliette, portachiavi, pupazzi». Ma non solo. Dal manifesto dell'autore si apprende che il gufetto «Si adatta ai programmi sportivi. Può essere distensiva fra squadre rivali». Mica è poco. Il messaggio? Forse più pace negli stadi, più vicinanza fra squadre avversarie, fedi calcistiche differenti. Forse solo uno scarabocchio, un'idea nata così, per caso.
C'è da chiedersi, ora, cosa ne pensano i tifosi.