Il «buon governo» presenta i circoli e va già all’attacco

«Il buongoverno», inteso come struttura dei Circoli promossi dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, sbarca a Genova guidato dal presidente nazionale Pier Paolo Pizzimbone e da quello di Genova Levante Stefano Monti Bragadin per la presentazione del libro di Lino Jannuzzi «Lo sbirro e lo Stato», aprendo di fatto la campagna elettorale davanti a una platea gremita e particolarmente disponibile all’entusiasmo nello Starhotel di Corte Lambruschini. Il colpo d’occhio, ieri mattina, è quello delle «grandi occasioni», ma chi si aspetta solo melassa e discorsi di circostanza deve ricredersi, almeno quando prendono la parola lo stesso Jannuzzi e il collega senatore Alfredo Biondi, entrambi ottantenni gagliardi, ma da qualcuno rimessi in discussione. E se Biondi rivendica il diritto «e la dignità» di ricandidarsi al parlamento, Jannuzzi coglie al volo la vicenda di Bruno Contrada, riepilogata nel libro, per fare un’analisi sulla giustizia in Italia e sulle prospettive del Partito della libertà e del suo leader Silvio Berlusconi: «Mi chiedo - si domanda Jannuzzi - se il Pdl abbia già cambiato leader e programma oppure se sia ancora il partito di Berlusconi. Fini prima ha messo il veto sulla lista di Storace e della Santanchè, inaugurata tra gli applausi di Berlusconi, e abbiamo dovuto rompere. Poi ha messo il veto su Mastella al quale dobbiamo la caduta di Prodi e al quale Berlusconi ha promesso gratitudine, e abbiamo dovuto rompere. Poi ha messo il veto sulla lista di Giuliano Ferrara, nostro amico, grande amico di Silvio, e abbiamo dovuto rompere. Alla fine - conclude Jannuzzi - sulle orme di Di Pietro, Fini ha tirato fuori la storia delle liste pulite, che significa far fare le liste non dai partiti ma dalle procure». Più tecnico e rigoroso dal punto di vista del programma del futuro governo l’intervento del senatore Luigi Grillo, che insiste sull’assoluta necessità di riprendere il filo del discorso-infrastrutture, termovalorizzatori compresi: «I finanziamenti non sono un problema - spiega -. Per innescare la spirale virtuosa della crescita del Paese, dobbiamo ricominciare da dove il governo Prodi ha bloccato la macchina dello sviluppo».