Buon Ladrone

Patrono dei condannati a morte e della città pugliese di Gallipoli, protettore contro i ladri e intercessore “di ultima istanza” (perché, causa la sua anonimità, non molti si ricordano di invocarlo), ha il privilegio di essere l’unico santo canonizzato da Cristo in persona. Secondo certi apocrifi si chiamava Dismas (e l’altro Gestas) e aveva a suo tempo protetto la Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto. La sua croce, ritrovata, starebbe ora in San Vitale a Bologna. Sia come sia, l’unica cosa che i vangeli canonici ci dicono è che era un latro (latino; genitivo, latronis), cioè un tagliagole da strada, non si sa se facente parte di una banda di predoni o operante in solitaria. La sua fine edificante dopo una vita da delinquente dimostra una volta di più che l’etica, il buon comportamento, l’esempio di condotta specchiata sono del tutto secondari nel cristianesimo (checché ne dicano certi moralisti, pur preti, oggi come oggi). Naturalmente, l’imitatio Christi, doverosa per il cristiano, contempla anche il vivere il più possibile in modo esemplare, questo è fuor di dubbio. Ma non è quello che veramente conta per il gran finale. Un perfetto galantuomo può tranquillamente finire nell’aldilà sbagliato, se non crede. E un criminale incallito, come nel caso del santo di oggi, può scippare proprio in zona Cesarini il Regno dei Cieli. Si pensi che s. Giuseppe Cafasso, cappellano delle carceri torinesi, chiamava “i miei santi impiccati” quelli che accompagnava al patibolo. Infatti, se pentiti e sinceramente riconciliati dal confessore, la pena di morte valeva loro come espiazione.