IL BUON PASTORE

Nei giorni scorsi, ho avuto la fortuna di incontrare per gli auguri di Natale monsignor Angelo Bagnasco, l’arcivescovo di Genova. Incontrare a quattr’occhi, intendo. Monsignore l’avevo già incrociato molte volte, ma in occasioni ufficiali, in mezzo alle autorità o circondato da fedeli ansiosi di salutarlo. O, soprattutto, di ri-salutarlo: persone che l’avevano conosciuto da giovane sacerdote e che si commuovono ancor oggi a ricordare la sua umanità e la sua dolcezza di allora. Che, come vi dirò, è la stessa di oggi.
Il giorno in cui fu ufficializzata la sua nomina, pubblicammo una lettera di un suo ex chierichetto e scout che raccontava gli anni insieme a don Angelo, vicario parrocchiale nella chiesa di San Pietro e Santa Teresa del Bambino Gesù: un racconto ricco di umanità, di bontà, della dolcezza di un pastore vero. Era così don Angelo: il figlio, classe 1943, di due genitori sfollati per la guerra. Papà lavorava in una fabbrica di pasticceria, la mamma era casalinga, Anna era la sorella maggiore. Una famiglia normale, fatta di gente normale.
Ecco, Bagnasco è rimasto così, normale. Un uomo di Chiesa orgoglioso di essere un uomo di Chiesa, di difendere i suoi Valori, di gridare - gridare sussurrando, certo, perchè monsignore sussurra sempre - la sua Fede, contro ogni relativismo, e di gridare il miracolo quotidiano di Cristo. Anche se questo, magari, piacerà poco a una certa parte della città e della politica trasversalmente abituata a considerare anche San Lorenzo come una propria controparte e gli arcivescovi e i cardinali come uomini politici, meglio se della propria parte. Certo, anche gli arcivescovi e i cardinali sono uomini che hanno a cuore il bene collettivo, amano la propria città e fanno Politica. Politica con la maiuscola, ribadisco. Non certo la politica di quelli che dicono «è dei nostri».
Bagnasco, invece, si diceva, è rimasto così, normale. Anche nelle stanze della Curia, anche con il suo simbolo vescovile con il cappello e la dizione «Christus spes mea», anche con la dizione ufficiale «Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Angelo Bagnasco per grazia di Dio e designazione della Sede Apostolica Arcivescovo Metropolita di Genova Abate Perpetuo di San Siro, di Santa Maria Immacolata, di San Gerolamo di Quarto, Legato Transmarino della Sede Apostolica», è sempre don Angelo. Certo, un uomo di una cultura profondissima, laureato in filosofia e docente per diciott’anni di «Metafisica e Ateismo». Certo, un arcivescovo di una sede importantissima che è anche uno dei vescovi più stimati dai suoi colleghi della Cei. Certo, un uomo consapevole del suo ruolo delicato.
Ma, comunque, don Angelo. Nel senso di un pastore capace di parlare ai fedeli, di toccare i cuori, di dedicarsi ai sacerdoti della sua diocesi e alla pastorale di ogni giorno. Parlare con monsignor Bagnasco è davvero una bella esperienza. Perchè sa ascoltare, perchè sa parlare, perchè sprizza dolcezza e umanità. Perchè ha tutte le doti del buon pastore.
Quando sono uscito dalla Curia, mi sentivo davvero bene. Bene della gioia che regalano gli incontri importanti.