Buon Puffleanno, e tutta Milano si tinge di blu

Milano città puffosa. Dopo che ieri mattina la città si è svegliata invasa dalle simpatiche creature azzurre con calzamaglia bianca (pupazzi dei Puffi erano sparsi per le vie del centro cittadino e un Puffo-dirigibile volteggiava sulle guglie del Duomo, pronto a tornare nei prossimi giorni), le celebrazioni per i cinquant'anni dei personaggi ideati appunto mezzo secolo fa dal belga Pierre Culliford (1928-1992), in arte Peyo, proseguono oggi.
Al Castello Sforzesco, dalle 10.30, si susseguiranno, a ingresso libero, proiezioni delle puntate più divertenti della celebre serie dei cartoni animati, e poi dimostrazioni e lezioni di tiro con l'arco, «Pompieropoli» (un'iniziativa dimostrativa rivolta ai più piccoli e organizzata dai Vigili del Fuoco), esibizioni di comici e alle 12 in punto il concerto di Cristina D'Avena, interprete delle sigle dei cartoni animati dei Puffi ma non solo.
In questi due giorni, ha sottolineato l'assessore alla Famiglia, scuole e politiche sociali Mariolina Moioli - che ieri ha omaggiato tutti gli assessori e il sindaco di un puffo da colorare - Milano diventa così «la città dei Puffi, simboli freschi, capaci di dialogare con i più piccoli, ma anche con gli adulti». Perché i Puffi, ricorda Don Antonio Tarzia, direttore del Giornalino (partner del progetto con Comune, Fondazione Franco Fossati, Unicef) «celebrano valori fondamentali: sono tutti uguali e insieme tutti diversi, ognuno infatti ha il suo stile e la sua personalità. Inoltre sono portatori di pace e di libertà, nella loro lotta contro il truce Gargamella, che vorrebbe bollirli per ricavarne oro».
Per chi non se lo ricordasse, i Puffi, come spiega la canzone, sono alti «due mele o poco più», vale a dire circa 20 centimetri, vivono in città incantata e sono in tutto 105, di cui tre Puffe, un Baby Puffo e il Grande Puffo, vecchio e saggio forte dei suoi 532 anni di età. Nati come Schtroumpf - il nome fiammingo originale datogli da Peyo - arrivarono per la prima volta in Italia nel 1963, pubblicati dalla rivista Tipitì.
Ospiti del Corriere dei Piccoli dal 1964 e dai primi anni Novanta del Giornalino (che nell'occasione ha ideato una storia speciale, ambientata nel Castello Sforzesco e con un'ospite d'eccezione, una Puffa cantante di nome Mina...) i Puffi nel nostro Paese sono celebri anche grazie alle serie televisive, trasmesse negli anni da Canale 5, Italia 1, Rete 4 e in onda anche sul digitale terrestre e sul satellite.
«Sono cresciuta tra questi omini blu e per me sono ormai
come amici di famiglia - ha detto Veronique Culliford, la figlia di Peyo, morto nel 1992 - Quando ero una bimba il mio divertimento più grande era stare vicino a mio padre a disegnare». Anche per Veronique è rimasto comunque il mistero: come mai nel paese dei puffi, 105 abitanti, ci sono solo tre puffette. «Non me lo sono mai spiegato neppure io - ha detto Veronique - ma forse non sarà sempre così». Quanto al colore della loro pelle, le ipotesi sono due: secondo alcuni, all'inizio Peyo aveva molte idee, ma pochi soldi e quindi usò solo due colori, il bianco e l'azzurro appunto. Secondo altri, l'azzurro è un colore buono e siccome i Puffi sono buonissimi non potevano che essere azzurri.