Buon semestre per l’Alitalia ma il petrolio pesa sui conti

da Milano

L’obiettivo del pareggio nel 2006 appare sempre più impegnativo, ma i conti dell’Alitalia del primo semestre 2005 sono decisamente migliorati in tutte le loro componenti. È aumentato il fatturato, diminuita la perdita, cresciuta la capacità produttiva, cresciuto il numero dei passeggeri trasportati, diminuito il costo del lavoro, calato il personale, ridotto l’indebitamento. La cura Cimoli, insomma, sta facendo degli effetti, come ha notato ieri da Bruxelles anche il ministro dei Trasporti, Pietro Lunardi. Il costo del carburante, che sta aggravando la crisi di tutto il settore del trasporto aereo (ieri la Iata ha previsto perdite complessive, a fine anno, di 7,4 miliardi di dollari per le 256 compagnie che rappresenta) è una variabile impazzita: ha avuto un impatto significativo ma ancora contenuto fine a giugno, e aggraverà ulteriormente i conti a fine anno. La compagnia non ne fa mistero, e annuncia che la strategia di ulteriore contenimento dei costi passerà attraverso «azioni addizionali: network, distribuzione, costo le lavoro... ». Aleggiano sul piano nuovi tagli, si parla insistentemente di 1.500, c’è fermento e malumore tra i sindacati, l’azienda parla di decisioni da prendere in «condivisione».
Ma vediamo i numeri. Quello più vistoso riguarda la perdita netta, scesa a 122 milioni dai 620 del primo semestre 2004, che era peraltro alterato da partite straordinarie per 289 milioni relative ai costi di ristrutturazione legati al piano industriale, costi che Giancarlo Cimoli aveva deliberatamente voluto spesare d’un colpo; dunque la perdita si confronta con 331 milioni di perdita netta ordinaria, e il miglioramento è superiore al 60%. Il risultato operativo, negativo di 149 milioni, è dimezzato rispetto allo scorso anno. Il costo delle materie prime e delle forniture, 1.600 milioni, è aumentato del 10% sul primo semestre 2004: se non ci fosse stato l’effetto carburante, l’incremento si sarebbe contenuto nel 3%. Contratti di lavoro e razionalizzazione di flotta e network hanno permesso di aumentare l’offerta del 15,7%, pur con un decremento del numero medio dei dipendenti, scesi di 1.646 unità, a 19.015: il risultato è che il volume trasportato complessivamente (passeggeri e merci) è cresciuto del 16%, con un fattore di riempimento migliorato dello 0,4% al 68,4%; i passeggeri trasportati nel primo semestre 2004 sono stati 10.269.990, quelli del primo semestre 2005 sono stati 11.476.093, con un aumento dell’11%. Il fatturato, 2,157 miliardi, è aumentato del 10%.
La flotta al 30 giugno si componeva di 184 aerei, età media 10,2 anni, di cui 156 per il breve-medio raggio e 28 per il lungo. Il traffico nazionale è aumentato dell’11,4%, quello internazionale del 13,2%, quello intercontinentale del 18,5% (a fronte, quest’ultimo, di una capacità addizionale del 21%).
Il ministro Lunardi ha osservato che Alitalia «mantiene la scaletta che si era proposta» e ha annunciato che il punto della situazione con il presidente Cimoli e il commissario europeo Barrot sarà fatto in occasione del consiglio informale Ue del 3 e 4 novembre a Verona.
Ieri in Borsa l’Alitalia ha guadagnato il 2,6%. Dal 19 settembre le azioni saranno raggruppate in ragione di trenta in una.