La buona sanità abbonda ma non fa notizia

Egregio direttore, questa Italia nostra continua ad essere ferma e immobile. Dopo aver lavorato per quarant'anni nella pubblica amministrazione, mi accorgo di aver operato in ambienti oscurati, notte e giorno, dalla cupidigia e dall'arrivismo irrefrenabile di dirigenti sanitari poco inclini alla cura del malato. Sono sempre di meno i medici ospedalieri (oggi sono tutti dirigenti), che guardano in faccia il paziente, che indagano scrupolosamente sul suo stato di salute e che si prodigano affinché quel male sia debellato. Nell'orario di lavoro si occupano, in prevalenza, di studiare e favorire quelle pratiche che portano, in un tempo non lontano, ad avanzamenti di carriera con acquisizione di nuove posizioni funzionali. Si studia, con infervorato interesse, una pur vaga sperimentazione su di un biofarmaco, della tale casa farmaceutica. Si predilige lavorare in regime di intramoenia (a pagamento) e tutti restano interessati a questo espediente, che, nato per sopperire al carico eccessivo di lavoro ordinario, lo ha sostituito o soppiantato quasi del tutto.

Felice Colella

Caro Felice, non mi permetto, avendo tu frequentato quel mondo dall'interno, di dire che sbagli. Certamente esiste anche tutto quello che tu descrivi. Ma, appunto «anche». Perché il nostro sistema sanitario è popolato pure da persone eccezionali per passione e competenza la cui bravura, a differenza dell'incuria e della cialtroneria, non fa purtroppo notizia. Sai, io penso che un bravo medico ha diritto di occuparsi della sua carriera e bravo resterà. E che il cattivo medico sarebbe cattivo anche se stesse tutto il giorno in reparto a guardare negli occhi, come tu vorresti, il paziente. La malasanità, purtroppo, per quanto la combatti non è estirpabile, come tutte le «male». Quello che davvero manca è incoraggiare e premiare la buona sanità, tipologia che nei nostri ospedali abbonda, come ognuno di noi ha sperimentato direttamente o indirettamente almeno una volta nella vita.