Buone notizie per le islamiche

Una grande vittoria della Camera in questi giorni è stata l'approvazione del provvedimento sullo stanziamento di fondi per l'istruzione delle donne immigrate in Italia. Sono riuscita a far inserire nella Finanziaria, grazie anche alla sensibilità del relatore di maggioranza onorevole Ventura, questo importante emendamento convinta che promuovere una campagna di alfabetizzazione in favore delle nostre immigrate possa essere in parte il volano di un’effettiva integrazione. Il fatto che questo provvedimento sia stato approvato dalla quasi totalità delle forze politiche, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione, ad eccezione della Lega, è un segnale confortante per lo sviluppo dei nostri rapporti con il mondo musulmano tra i tanti invece che sembrano andare nella direzione opposta.
Non mancheranno gli ostacoli. Ma il ministro cui è stato affidato il compito di gestire questo impegno, Barbara Pollastrini, ha la sensibilità e la competenza che servono per mandare avanti questo progetto, superando difficoltà e resistenze. Avrà al suo fianco un alleato prezioso: le associazioni che rappresentano decine di migliaia di immigrate. Un piccolo esercito di donne, capaci e coraggiose, che è già pronto a offrirle tutto il proprio aiuto, con le quali mi confronto ormai da anni.
Il vento di liberazione che soffia tra le donne dell'islam è uno dei fatti importanti del nostro tempo. Dovunque riescono a emanciparsi e a sottrarsi al giogo del fondamentalismo, dovunque arrivano a costruirsi da sole il proprio destino, sono soprattutto loro a portare nel mondo dell'islam ciò di cui esso ha più bisogno: il segno del cambiamento, del rinnovamento e del progresso. Come scrive Hirsi Ali, le donne dell'islam formano oggi l'onda lunga di una marea che finirà fatalmente col sommergere nelle sue contraddizioni l'estremismo di ogni grado e violenza. L'istruzione è il primo, fondamentale gradino di questo processo di liberazione che vede coinvolti i Paesi musulmani più avanzati. E, per quanto paradossale possa sembrarci, il discorso riguarda ancor di più da vicino i paesi dell'Occidente, nei quali le donne delle comunità musulmane finiscono spesso per trovarsi a vivere in condizioni persino più arretrate di quanto non succeda loro nei Paesi d'origine. In Italia, ho avuto più volte occasione di sottolinearlo, l'85% delle donne dell'immigrazione arriva praticamente analfabeta e resta analfabeta perché la vita delle comunità le tiene segregate e non offre loro nessuna possibilità di uscire dal proprio isolamento.
Se guardiamo al futuro, la vera e decisiva scommessa dell'integrazione probabilmente si gioca proprio qui: sulla nostra capacità e volontà di fornire alle donne dell'immigrazione gli strumenti culturali di base per prendere coscienza di se stesse e dei loro diritti, rimettere in discussione le leggi e le consuetudini che le opprimono, aprirsi alla società e al lavoro. «Attraverso un'istruzione adeguata», scrivevo due anni fa ne La donna negata, «le donne dell'immigrazione potranno svolgere un ruolo fondamentale di mediazione tra due mondi e due riferimenti culturali. Potranno fare da ponte tra il paese d'origine e il paese che le ospita. E se hanno dei figli, potranno stabilire per loro dei nuovi legami tra il mondo del padre, che spesso è solo quello del passato e della tradizione, e il mondo nuovo che li aspetta: il mondo dell'integrazione, della contaminazione e della metamorfosi culturale». Se l'emendamento verrà confermato anche dal voto del Senato sarà una delle poche cose di cui gioire in questa bruttissima Finanziaria.