Il Buono, il Bello e il Cattivo. Strategia "western" del Pd

Veltroni usa toni morbidi ma alle sue spalle spuntano Di Pietro e <strong><a href="/a.pic1?ID=242500">Prodi</a></strong>. Ruoli divisi per colpire meglio

Se fosse un film sarebbe sicuramente un film di Sergio Leone. Perché nel centrosinistra stavolta si sorride e si spara senza ripensamenti, come nel west del regista preferito di Oliviero Diliberto (massimo esperto di spaghetti-movie della sinistra italiana). In quel west la differenza fra la vita e la morte è decisa dalla lunghezza della colt: «Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile - recita il maestro - l’uomo con la pistola è un uomo morto». Se fosse un film, il regista non potrebbe essere che Goffredo Bettini, l’uomo che tira i fili restando sempre fuori scena. Se fosse un film - e lo è - la campagna del centrosinistra andrebbe ribattezzata Il buono, il bello e il cattivo: perché ancora una volta la parola d’ordine è marciare divisi e colpire uniti. E perché al confronto della grintaccia e della scaltrezza di Antonio Di Pietro quella del pistolero Lee Van Cleef pare roba da mammolette.
Walter «il buono». Se il titolo del film fosse davvero Il buono, il bello e il cattivo, non c’è dubbio che la parte del buono se la prende subito Walter Veltroni. I Veltrones, già in questi primi giorni, hanno fatto della bontà un’arma micidiale. Dice l’ex sindaco di Roma, su tutte le piazze: «Voi non sentirete da me una parola di odio per il mio avversario... Non sentirete da me il nome di uno dei nostri avversari, una polemica diretta, una parola di odio». E infatti, tranne quando nomina «L’onorevole Mussolini», la consegna Walter la rispetta. Non solo perché animato da sentimenti pii, a dire il vero. Al loft hanno studiato dati elettorali e sondaggi e si sono convinti che per vincere devono intercettare almeno un 4% di voti che l’ultima volta sono andati a Forza Italia: voti che, come dice Veltroni, «valgono il doppio, perché sottratti all’avversario». Ed ecco perché, come spiega uno dei cervelli della campagna - il trapper Ermete Realacci - «per intercettare quel voto dobbiamo bandire l’antiberlusconismo e la critica radicale al Cavaliere. Il primo obiettivo è cancellare la conflittualità permanente fra i poli, abbattere le difese immunitarie che quell’elettorato ha nei confronti della sinistra, mettersi in condizione di intercettarlo». La prima mossa che ha reso possibile questa strategia è stato il taglio di alleanza con Rifondazione. La seconda il cambio simbolo, con addio a ogni elemento identitario old left. La terza sarà la potatura delle liste, con un ricambio drastico dei candidati e prepensionamento dei «vecchi» cowboys diessini e margheritici. La mossa del taglio alleanze ha già avuto l’effetto di scompaginare il fronte di centrodestra e mutarne l’assetto: è vero, dieci punti sono tanti, ma chi sottovaluta «i veltrones» si ritrova impiombato prima della fine del film.
Francesco «il bello». Se Walter «il buono» fa piazza pulita dei vecchi arnesi, il primo problema è come ricollocarli. E così, spaventato dalla fine del povero Fassino, che cacciato dal saloon ulivista per trovar un lavoro è dovuto emigrare sul set «birmano», Francesco Rutelli si ricicla a Roma. Qui lo schema cambia radicalmente. Il taglio delle alleanze non si fa, perché altrimenti il Campidoglio è bello che perso. E così Rutelli decide fin da subito di servirsi dei pistoleros di Rifondazione, che - come «Sean-Sean» di Giù la testa - sono tutti «tritolo & rivoluzione», dalla parte degli ultimi. Come in Giù la testa il protagonista è pronto a tradire: da un lato incamera i voti di Nunzio D’Erme, dall’altro corre a trattare con Monsignor Ruini: tipica spregiudicatezza da gringo.
«Tonino il cattivo». E siccome nel vecchio west conta solo vincere, allora «il buono» e «il bello» si sono alleati col bounty killer di Montenero di Bisaccia. Tonino ha un compito preciso. Dar fuoco alle polveri - bang-bang! - mentre gli altri predicano la pace e l’amore nel creato. Il film è iniziato col pistolero che entra nel villaggio e inizia a sparare su Mediaset. Subito dopo - proprio come nei migliori western - dopo «il buono» e «il bello» spiegano che loro non sono d’accordo, che è stata una sua iniziativa. Intanto però, il cattivo, si accattiva le simpatie dei rancheros, dei girotondini, e di tutti gli antiberluscones delusi per i proclami buonisti. Tonino è roba per palati tosti. Se fosse un film - e ogni campagna elettorale lo è - i tre cavalieri si sparano per due tempi, ma all’ultima scena si uniscono per fare la pelle al comune nemico. Fossi il fido ranger Paolo Bonaiuti direi al Cavaliere di stare in guardia. Già suona l’ocarina di Ennio Morricone. Subito dopo - Ua-ua-uàaa - iniziano a cantare i winchester.
Luca Telese