Buora presto interrogato dai Pm

da Milano

Ora tocca a Carlo Buora. Nei prossimi giorni i Pm di Milano potrebbero sentire come testimone l’amministratore delegato del gruppo Telecom. Buora è stato chiamato in causa dall’ex responsabile della security di Telecom, Giuliano Tavaroli, arrestato mercoledì scorso insieme a una ventina di persone. Nel corso dell’interrogatorio Tavaroli si è difeso: «Non ho commesso reati» e ha aggiunto in sostanza: «Non rispondevo a Tronchetti Provera, ma a Buora». Come è accaduto in occasione della consulenza tecnica chiestagli da Telecom dopo gli attentati di Londra sulla base della sua esperieza antieversione.
I magistrati che indagano sull’attività di schedatura e indagini legali proveranno ora a verificare quanto detto dal manager. Intanto si avvia alla conclusione la prima tornata di interrogatori, quelli cosiddetti di garanzia davanti al Gip. A Firenze vengono sentiti per rogatoria tre degli arrestati: Spartaco Vezzi, impiegato dell’Agenzia delle entrate nel capoluogo toscano; Rolando Bidini, ex dipendente della stessa Agenzia; Giorgio Serreli, ex ufficiale delle Fiamme gialle reinventatosi investigatore privato. Tutti e tre respingono le accuse. In particolare Serreli avrebbe ammesso di aver raccolto solo informazioni non coperte dal segreto.
Prese di posizione tattiche. Chiuso questo passaggio, toccherà ai Pm mirare le contestazioni e approfondire le diverse posizioni. Alle parole di Tavaroli si contrappongono in qualche modo quelle di Armando Focaroli, presidente di Italaudit, la società del gruppo incaricata dei controlli interni: secondo Focaroli, Tavaroli «non dettagliava le attività compiute tanto nel contenuto quanto nelle dimensioni, agiva con grande frequenza mediante operazioni fuori sistema, e non riferiva sostanzialmente a nessuno, se non al Presidente». Inevitabilmente verranno ascoltati i protagonisti di questa storia, a cominciare da Tavaroli e da Emanuele Cipriani, l’ispettore privato fiorentino a capo della Polis d’Istinto intorno a cui ruota buona parte dell’inchiesta. E le loro parole saranno incrociate con quelle di alcuni testimoni per pesarne la solidità.
Infine si alleggerisce e non di poco la posizione di uno dei finanzieri di Como finiti in manette nel blitz di mercoledì: è Cristiano Martin scarcerato a sorpresa dopo quattro giorni di detenzione. In pratica, nel corso dell’interrogatorio Martin ha convinto il Gip della propria estraneità a tutta questa storia. Il finanziere, in servizio come telefonista all Tributaria di Como, sarebbe stato vittima delle richieste di un collega, pure arrestato, che gli chiedeva verifiche su alcuni nominativi. Martin ha sostenuto questa tesi sin dal momento dell’arresto, ora è tornato in libertà. La sua posizione resta al vaglio della magistratura che potrebbe però decidere, nel suo caso, l’archiviazione.