Il burattinaio che muove i fili di Padoa-Schioppa

È difficile credere che nella gestione del suo ministero il ministro Padoa-Schioppa metta tutta farina del suo sacco: ci sarebbe da dubitare della sua scienza e anche del suo buon senso.
Padoa-Schioppa ha firmato una finanziaria che è costata, a lui, la qualifica di peggiore ministro dell'Economia fra tutti i paesi della Ue, e al governo la perdita di quasi la metà dei consensi avuti nelle elezioni politiche. Padoa-Schioppa ha difeso in Parlamento la sua disastrosa finanziaria con argomenti di un egualitarismo ottocentesco che avrebbe fatto impallidire uno studente al primo anno di economia. Non poteva essere roba sua, qualcuno ha suggerito gli argomenti. Servizievole.
Sempre al servizio, Padoa-Schioppa si è preso la briga di licenziare il consigliere Rai Angelo Maria Petroni, in modo che la sinistra finisse per avere la maggioranza in seno al consiglio di amministrazione dell'ente televisivo. Questa volta il calcio non gliel'hanno dato i cittadini o i professori dell'Ocse ma il Tar, che ha annullato il provvedimento del ministro perché «privo di qualsiasi motivazione giuridica». Il suo puparo di Palazzo Chigi è proprio scarso, scarso assai.
L'ultima grana appioppata al paziente ministro è il caso Visco. Il ministro ha svolto l'incarico in un modo così canagliesco - insultando il generale Speciale - che è difficile credere materia di un compìto professore. Ma se il generale Speciale era quella canaglia descritta al Senato perché non è stato sostituito prima? E perché ad un così spregevole individuo lo stesso Padoa-Schioppa aveva offerto la Corte dei conti in cambio di silenziose dimissioni? Anche stavolta il suggeritore non aveva visto giusto.
Ma dato che a Padoa-Schioppa non ne va bene una, nemmeno questa volta è mancata la ritorsione. Giunta, stavolta, addirittura dalla Gdf. La lettera esprime profonda amarezza per lo svolgimento del dibattito al Senato, rimprovera il ministro di non aver detto una sola parola sulle indebite pressioni di Visco per il trasferimento di quattro alti ufficiali della Finanza né sul profondo disagio di questi ufficiali e fa cortesemente capire che la Gdf non ci sta ad essere lo zimbello della politica. Insomma, anche questa è andata male. Maledetto burattinaio!
Ma Padoa-Schioppa non ha un solo personaggio che ne governa testa, mani e gambe. Ce n'è anche un altro, il temutissimo Almunia che dall'Ue si ostina a mettere il naso nei bilanci dell'Italia. Ora s'impunta sulle pensioni e sul «tesoretto» che non deve servire ad aumentare la spesa.
Come andrà a finire è difficile dirlo. Per ora Prc si è limitata ad addossargli la responsabilità della sconfitta elettorale, ma non credo che Prodi rinuncerà mai a un ministro così servizievole.
*Presidente di Giovane Italia

e membro della

segreteria politica di Forza Italia