Buratto&Mariotti, finalmente si suona italiano

Una volta tanto, non si cede al fascino esotico dei pianisti d’oriente o a quello glaciale dei prodigi nordici. Idem per le bacchette: scelte sì secondo il criterio anagrafico, quindi giovani, ma una volta tanto estranee al solito circuito che l’esterofilia italiana vuole straniero (nonché abbadiano). Insomma si pesca in casa propria, e si scoprono i cervelli musicali nostrani. Il caso di Luca Buratto e di Michele Mariotti, pianista quattordicenne il primo e direttore d’orchestra under trenta il secondo. Insieme, giovedì (ore 21) e sabato (ore 17), all’auditorium Dal Verme con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali. In programma, il troppo assente Haydn (Sinfonia «Gli Addii»), il Beethoven del Concerto W04, quindi estraneo al catalogo ufficiale, e il Rossini nelle corde di Mariotti. Già, perché proprio Rossini, due anni fa, ha favorito il lancio di Mariotti, nato a un passo (Urbino) dal compositore del «Barbiere di Siviglia». Debutto. Rodaggio alla testa di orchestre italiane. E infine, investitura per mano di Zubin Mehta che lo festeggia “Giovane direttore emergente”. Ora è un rincorrersi di presenze nei teatri che contano, tra cui il Comunale di Bologna dove giorni fa ha inaugurato la stagione operistica..