Burlando accoglie la munnezza e rifiuta la rumenta

Claudio Burlando apre le porte della regione alla spazzatura di Napoli e sbarra quelle della Regione alla spazzatura della Lega. Ovvero, quando una lettera maiuscola fa la differenza. Perché il governatore non ha avuto problemi ad accettare in Liguria mille tonnellate di rifiuti campani, ma ieri mattina ha fatto trovare la Regione, intesa come ente, blindata da polizia e carabinieri in assetto da ordine pubblico. Tutto per impedire che una dozzina di attivisti della Lega Nord potesse dare vita a chissà quale attentato. I portici della sede di piazza De Ferrari erano chiusi con transenne, guardate a vista da una trentina di militari e agenti in divisa specializzati nella gestione della piazza, più funzionari della Digos e dei commissariati. L’ordine: impedire che Francesco Bruzzone e compagnia padana entrassero in Regione con finti sacchetti della spazzatura, pieni di carta da ufficio (e una foto di Garibaldi). Una goliardata, una manifestazione esclusivamente simbolica. Così il segretario provinciale Edoardo Rixi, il consigliere comunale Alessio Piana, il responsabile organizzativo regionale Bruno Ferraccioli e l’inossidabile Bruno Ravera, insieme ad altri militanti si sono dovuti accontentare di esporre i loro striscioni e i loro sacchi neri in piazza De Ferrari, sfidando la pioggia ma raccogliendo il consenso di molti passanti.
Solo la disponibilità e il buon senso dei funzionari di polizia ha permesso a una decina di leghisti di avvicinarsi all’ingresso oltrepassando le transenne, a patto però che non varcassero la soglia della Regione. Un atto che però non poteva essere impedito a Francesco Bruzzone, in quanto consigliere regionale, che si è preso il sacchetto più ingombrante e ha provato a consegnarlo a Burlando. Breve conciliabolo con gli addetti alla vigilanza e permesso accordato al solo capogruppo. Non ai giornalisti, fermati temporaneamente all’ingresso. Bruzzone però ha provato invano a incontrare il presidente della Regione che non ha accettato di aprire la porta del suo ufficio al rappresentante dell’opposizione. Mentre il leghista è sceso dal quarto piano lasciando il «regalo» per Burlando ai commessi, i giornalisti potevano salire.
Lo sbarramento della sede come neanche di fronte alla presenza di no global e manifestanti potenzialmente più pericolosi era mai accaduto si è dimostrata una precauzione decisamente inutile e controproducente per l’immagine del governatore. «Un’inutile prova di forza», ha commentato il segretario leghista Edoardo Rixi, ancora impegnato a riporre i cartelli che criticavano il governatore per la scelta di accogliere i rifiuti dalla Campania. «Basta rumenta, abbiamo Burlando», e «Pecoraro Scanio occupati più di rumenta...che di fringuelli» erano i due slogan più «violenti» riportati dagli attivisti del Carroccio. E anche le dichiarazioni dei leader del partito non si sono discostate dal canovaccio: «Non possiamo accettare il discorso di Prodi sull’emergenza da fronteggiare e sulla solidarietà - ha replicato Bruno Ferraccioli -. Noi alla solidarietà rispondiamo con la responsabilità. Perché già in passato abbiamo accolto i rifiuti campani per solidarietà. Ma ora basta, la Liguria tra l’altra, rischia a breve di essere anche peggio della Campania, perché non si vuole prendere una decisione sugli impianti termovalorizzatori».
Un motivo sufficiente a consegnare a Burlando il «tapiro di rumenta». Ma il governatore ha perso l’occasione per scendere, accettare il «premio» davanti alle telecamere, fare un sorriso e vincere la sfida. O almeno fare un piccolo passo in avanti sul piano della comunicazione.