Burlando «azzoppato» da porto e maggioranza

Non c’era bisogno di un fuori-programma come quello che si è verificato ieri mattina a inizio seduta di consiglio regionale, per movimentare le acque già fin troppo agitate dell’assemblea, pronta a discutere di veleni e provvedimenti giudiziari in porto. Così, quando Antonio, 62 anni, disoccupato - lo stesso che il giorno prima aveva minacciato di tagliarsi la gola con un rasoio in via Roma - ha chiesto di parlare davanti ai consiglieri, il presidente del consiglio Mino Ronzitti ha chiamato gli addetti alla vigilanza per allontanare il «disturbatore». Immediata, nello sconcerto generale, la bacchettata di Gianni Plinio, capogruppo di An, a Ronzitti: «Sono indignato! Non si tratta così una persona, quando si sono tollerate ben altre licenze da parte di esponenti politici e no global». Dopo alcuni istanti di tensione Antonio s’è acquietato. Un consigliere l’ha preso da parte, gli ha parlato a lungo e gli ha promesso che cercherà di risolvere la sua situazione.
A quel punto, è cominciata la vera e propria seduta. Ma chi giurava sulle scintille, s’è dovuto accontentare del botta e risposta al vetriolo fra Burlando e il predecessore Sandro Biasotti che hanno polemizzato sulle rispettive competenze in materia di politica portuale. Biasotti: «Sulla faccenda Multipurpose, il mio ruolo da presidente è stato legittimo. Non ho mai influenzato indebitamente nessuna decisione, anzi ho fatto il massimo perché il porto non rinunciasse alla presenza di un armatore come Gianluigi Aponte di Msc, che ho anche ricevuto in via ufficiale in Regione». Infine, rivolgendosi direttamente a Burlando: «È inutile - ha aggiunto Biasotti - che tu cerchi di imputarmi chissà quali reati. Dei 15 minuti della tua replica, ne hai dedicati 14 al sottoscritto. Ma io ho agito solo nell’interesse del porto e della città». Attacca Plinio: «Al di là di responsabilità penali che sono da accertare, resta il fatto che Burlando compare come Padreterno in tutte le intercettazioni e le fasi della trattativa sul Multipurpose. Allora spieghi bene cosa c’entra». Replica del presidente, che di lì a poco doveva essere sentito dai magistrati come teste informato sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sul porto: «Mi aspetterei che mi si chiamasse in causa per il contenuto delle telefonate, non perché le ho fatte». Confermata in aula da Burlando anche l’attribuzione delle deleghe dell’ex assessore Luigi Merlo, ora presidente dell’Authority, a Enrico Vesco (Lavoro) al quale vanno i porti e la viabilità, e a Carlo Ruggeri (Urbanistica) cui vanno le infrastrutture. Il numero dei componenti della giunta regionale scenderà quindi da 12 membri a 11. Una giunta che, comunque, molti definiscono «azzoppata» non solo per l’uscita di Merlo, ma anche per il «calo del desiderio» di parte della maggioranza - la mastelliana Roberta Gasco e il diniano Rosario Monteleone - e per i siluri, sotto forma di «chiarimenti», della magistratura.