Burlando: «Basta sparate sulla caccia»

Lo sfogo: «Cosa aspettate a fare la vostra parte?» Ma l’assemblea resta ostaggio dei fringuelli

(...) alla Procura, perché è inaffidabile in materia di caccia». Il punto più basso arriva quando anche il presidente della giunta Claudio Burlando decide di adeguarsi ai toni del dibattito: «Io non vi sto prendendo per il culo». Plinio s’indigna: «Nemmeno nelle bettole», a Bruzzone non par vero di poter seguire l’esempio: «Lei presidente invece ci prende per il culo», Ronzitti non sa più come minacciare il pubblico: «Prenderò i vostri nomi» dice, «uh che paura» gli rispondono. E tutto per concludere nulla. O meglio, per rinviare di una settimana ciò che l’assemblea avrebbe potuto già approvare ieri. Per la precisione, una legge che sancisca il diritto alla caccia in deroga per storni e fringuelli sostituendo le delibere della giunta bocciate dal Tar.
Il ritardo, fra dubbi di legittimità e rinvii, è presto spiegato: il centrosinistra è spaccato sulla caccia, Verdi, Rifondazione comunista e Margherita contrari, Ds e Gente di Liguria favorevoli. Il problema è che nella seduta precedente l’accordo era stato trovato su una richiesta di parere alla presidenza del consiglio dei ministri. Quesito: sospese le delibere, si applica la legge precedente, la 34 del 2001? L’assessore Giancarlo Cassini ha preparato il documento da sottoporre agli uffici del ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, Orsi ha fissato appuntamenti romani e velocizzato al massimo le procedure, ma una volta che il parere è arrivato la maggioranza ne ha fatto carta straccia. «Bocciate le delibere fa fede la legge regionale 34 del 2001» dicevano infatti i tecnici romani. Tradotto: si apra pure la caccia. Macché. L’avvocatura regionale ha espresso dubbi di legittimità sulla legge 34, spiegando come ogni anno vada aggiornata per ciò che riguarda, per esempio, il carniere consentito. La Margherita ha colto la palla al balzo per chiedere un rinvio. Con buona pace dei lavori della Regione, arenata ormai da mesi su questioni di lana caprina. Persino la settimana prossima, nonostante le feste, commissioni e consiglio verranno convocati in via straordinaria per chiudere, si spera, la partita delle doppiette.
Burlando striglia l’assemblea: «La giunta si è assunta le proprie responsabilità ma ha esaurito il suo compito: le nostre delibere sono state bocciate dal Tar, non possiamo fare altro. Adesso l’unico modo per uscirne è che anche il consiglio si assuma le proprie responsabilità, varando una legge. A meno che non vogliate continuare a strumentalizzare politicamente la questione». La platea non sa se applaudire o fischiare, perché non è chiaro quale legge si debba varare. «Fate voi» dice il presidente. La verità è che la legge c’è già. Solo che l’hanno presentata l’altro giorno Orsi e Bruzzone, e non è che si possa lasciare all’opposizione la paternità della soluzione del problema. Così, Ds e Gente di Liguria ne hanno fatto un’altra, molto simile, e le hanno sottoposte entrambe agli uffici legislativi del consiglio. Risultato: ciò che si poteva fare subito si farà venerdì prossimo. E la caccia a storno e fringuello si chiude a novembre. «Come dire andate pure a prender funghi a dicembre, quando i funghi non ci sono più» sintetizza Bruzzone.
Burlando l’ha preso male il tira e molla in aula e non ha lesinato critiche: «L’assemblea ha ampie prerogative legislative e sarebbe bene che le esercitasse». Avverte il presidente che il resto, i pareri legali e la paternità delle proposte legislative, «è fiction». Di più: «Il problema non è quante ore il consiglio dedichi alla caccia, ma il fatto che se ne occupi senza costrutto, in maniera inconcludente». Ieri a fine seduta c’erano i cacciatori che ne dicevano quattro a Giovanni Paladini della Margherita, reo di imbracciare il fucile sì, ma mai per difendere la «categoria». Morelli se n’è andata annunciando un referendum contro le deroghe. Indossava una maglietta con la scritta: «Siamo tutti fringuelli». E visti i tiri incrociati nella maggioranza mai slogan fu più azzeccato.