Burlando calpesta i Pertini pur di comprare la casa falsa

Paola Setti

Embè? Eccola qui, la risposta della Regione. Non un chiarimento, tantomeno una telefonata ai pronipoti di Sandro Pertini. Solo una nota per dire che «La Regione Liguria ribadisce di aver deciso di acquistare e ristrutturare impegnando 250mila euro l’ultimo alloggio in vendita della casa natale del presidente a Stella San Giovanni». E poi che importa se il presidente non nacque né visse in quell’alloggio e se gli eredi diretti, Dario e Davide Tonna, sono «amareggiati» da tanti comunicati stampa e titoli sui giornali sul rischio che la casa finisca in miseria quando no, non è proprio così perché loro la vera abitazione dello zio la curano con impegno e affetto. Pazienza. Qui l’importante è «restituire alla comunità ligure e nazionale una struttura di riconosciuto valore storico» come disse il 20 dicembre scorso l’assessore alla Cultura Fabio Morchio. Il resto è lana caprina.
Solo che lo scontro non accenna a placarsi. Ieri è successo di tutto. I fratelli Tonna, da discendenti di un partigiano han tenuto a precisare, a scanso di accuse di strumentalizzazioni politiche, che loro Gianni Plinio il capogruppo di An in Regione lo hanno contattato in via informale non per chiedergli di combattere una battaglia per loro, ma per avere informazioni sulla vicenda, visto che loro l’avevano appresa dai media, dal solo che si fosse opposto alla delibera. Dal canto suo, Plinio è andato comunque avanti come un mastino: a Claudio Burlando il presidente ha chiesto la revoca dell’acquisto o quantomeno la revisione della cifra investita, e soprattutto l’apertura urgente di un’inchiesta interna alla Regione «per individuare chi abbia indotto la giunta a stanziare 250 mila euro per una falsa casa Pertini», proponendo un «eventuale ricorso all’autorità giudiziaria» perché «mi sembra che si possano ravvisare gli estremi di una truffa ai danni della Regione». La Regione ha risposto picche, go on. A dire il vero, nel comunicato di ieri ha parlato di «ultimo alloggio dell’edificio dove nacque e visse Pertini» come a dire che, suvvia, nessuno ha mai spacciato il falso appartamento per quello vero. Peccato che, invece, sul comunicato del 20 dicembre scorso si parli solo e soltanto di «casa dive nacque e visse Pertini» e di «appartamento dell’ex presidente».
Sullo sfondo ma neppure tanto, la diatriba fra i pronipoti e l’associazione «Amici di Sandro Pertini» di Stella. «Non ci hanno mai dato disponibilità in 15 anni» accusa la seconda, «Non ci hanno mai chiesto collaborazione e ci hanno messi sempre e solo davanti al fatto compiuto» ribattono i primi. La verità è che l’associazione ha colto la palla al balzo: «La nostra attuale sede è un locale in cui documenti, libri e cimeli sono accatastati senza possibilità di essere messi a disposizione del pubblico - spiega la segretaria Angelica Lubrano -. Ora uno sfratto e la contemporanea messa in vendita della porzione del fabbricato dove si trova la casa natale di Pertini ci hanno costretti a richiamare l’attenzione delle istituzioni, dal sindaco di Stella al presidente della Repubblica: proprio grazie al suo alto interessamento è stata incaricata della questione la Sovrintendenza ai Beni culturali, che a sua volta ha coinvolto il presidente della Regione». Serviva una sede e quella era perfetta, ecco. Tanto più che, lamenta Lubrano: «Noi svolgiamo la nostra attività con dispendio di risorse ed energia perché ci crediamo, ma alla casa non possiamo neppure avvicinarci perché è proprietà privata».
Bisognerebbe poterlo chiedere a lui, a Pertini, come vorrebbe essere commemorato. «È legittimo che la famiglia rivendichi il proprio diritto a difendere il proprio cortile di casa da intrusioni esterne, ma è altrettanto legittimo il nostro desiderio di conservare il ricordo del nostro illustre concittadino» avverte l’associazione. La quale si dice «comunque disponibile a una collaborazione con i signori Tonna», ma intanto attacca: «Ci chiediamo se il rigurgito di “affetto parentale” ora reiterato non sarebbe stato meglio finalizzato alla cura della tomba e della casa natale, il cui stato di abbandono ha nel passato spesso suscitato lo sdegno e la costernazione dei visitatori». Loro, Dario e Davide Tonna, respingono le accuse di lasciare al degrado una casa «della quale invece ci occupiamo da sempre» e sottolineano come «nessuno ci ha mai chiesto spazi e nessuno ci ha mai proposto di aprire al pubblico la nostra casa». Del resto, dicono: «Non siamo contrari alla vendita dell’alloggio e tantomeno alla creazione di un giusto punto di riferimento dedicato alla memoria di Pertini. Riteniamo però che sarebbe stato giusto coinvolgere noi e le altre persone che occupano lo stabile, e di certo metterci di fronte al fatto compiuto non è una richiesta di collaborazione. Noi vogliamo solo tutelare la nostra volontà di occuparci della nostra casa di famiglia con impegno e rispetto per le nostre radici». Sulla lite in nome della sua memoria, Pertini avrebbe forse storto la pipa.