Burlando contro Massara sul caso «Colombo» «Lui sapeva della delibera»

Nel giorno in cui la Regione approva la convenzione con l'ente Parco Aveto per acquistare il museo minerario di Gambatesa, Claudio Burlando decide di entrare a gambatesa sul direttore dell'Istruzione Attilio Massara, scaricandogli ogni responsabilità nella vicenda relativa alle succursali dei licei «Cassini» e «Da Vinci». I cui studenti - a quanto pare - non saranno più obbligati, dal prossimo anno scolastico, a iscriversi al «Convitto Colombo», anche se nelle due succursali ci sarà il numero chiuso per le prime classi. Due giorni fa Massara aveva accusato la Regione di aver sbagliato la delibera del piano di dimensionamento delle scuole. Ieri Burlando ha rispedito ogni addebito al mittente: «Non c'è stato nessun errore da parte nostra, ma semmai della Direzione regionale dell'istruzione che ha emanato un decreto amministrativo non sulla base della delibera approvata dal consiglio regionale, ma su un testo non ufficiale e non rivisto». Secondo il governatore il documento approvato nell'ultima seduta chiarisce che l'obiettivo del numero massimo di studenti previsto dalla legge nazionale (1.100 per le grandi aree urbane) sarà raggiunto con gradualità, attraverso criteri di iscrizione alla prima classe stabiliti dai consigli d'istituto e garantendo a chi è iscritto di proseguire i corsi.
«Il giorno prima del consiglio regionale abbiamo concordato con l'assessore Costa e con Massara il contenuto della delibera da cui emerge che l'ampliamento dei parametri numerici andrà fatto con gradualità. Comunque chi è già iscritto a quelle scuole (Da Vinci e Cassini n.d.r.) non può che rimanere iscritto a quelle scuole», dice Burlando. La circolare della direzione regionale prevedeva invece l'obbligo di cambio d'istituto per alcuni studenti ritenuti in eccesso. «Il problema è che gli uffici della direzione non hanno preso come riferimento la nostra delibera, ma un testo precedente, non ancora modificato. Adesso lo hanno corretto, anche se con qualche tortuosità di cui si poteva fare a meno. Nei giorni scorsi ho provato a chiamare Massara, ma non c'era mai», punzecchia Burlando.
La spiegazione non convince il capogruppo regionale di An Gianni Plinio: «Anziché bacchettare e dare ultimatum a Massara, il presidente Burlando farebbe meglio a scoprire chi tra i suoi collaboratori ha inviato una delibera errata e chiedere scusa».