Burlando è l’unico che vuole «dimenticare» il 25 Aprile

(...) Così appellandosi a Togliatti, il presidente passa «l’incantesimo» dei manifesti tarocchi a giovani e sconosciuti Harry Potter di photoshop. Ogni volta che si prova ad andare più a fondo, a dare un nome o un volto ai «ragazzi» Burlando svicola ma non riesce a nascondere l’imbarazzo. Insomma, non a caso insiste sull’amnistia e non sulla grazia, perché l’unica cosa che non ha ancora fatto è quella di chiedere scusa e invocare il perdono.
«Hanno sbagliato - commenta allora Mino Ronzitti, presidente del consiglio regionale -. Oggi però è una giornata importante, una festa di pacificazione, preferirei parlare solo di questo». Gli fa eco il presidente dell’Istituto storico della Resistenza, Raimondo Ricci: «È stata una stupidaggine - dice -. Penso sia stata fatta in buona fede». Mario Tullo, segretario del Partito Democratico, ritiene che aver taroccato i manifesti del 25 aprile sia stata una sciocchezza, anche perché «non c’era proprio nulla da nascondere».
Il sindaco Vincenzi e il presidente della Provincia Repetto invece preferiscono non entrare nella polemica che in questi giorni ha coinvolto la Regione. «Mi piace di più pensare - dice Repetto - alla Medaglia d’oro al Valor Civile che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito alla Provincia di Genova per lo spirito patriottico con cui la Liguria partecipò alla guerra di Liberazione, sopportando sacrifici in nome della libertà».
Presenti alla manifestazione per celebrare il 64° anniversario della Liberazione c’erano anche alcuni politici del Pdl. Sandro Biasotti, Enrico Musso, Roberto Cassinelli hanno preso parte al corteo che ieri, da piazza della Vittoria a piazza Matteotti si è snodato per le vie del centro cittadino.
«È grave aver modificato la fotografia - accusa Biasotti -. Mi sembra davvero strano che Burlando, conoscendo la scrupolosità e l’attenzione con cui gestisce le sue cose, fosse all’oscuro di tutto». Musso e Cassinelli invece non capiscono il motivo per cui in Regione si sia sentita la necessità di modificare l’immagine: «Non era un mistero che anche i partigiani usassero le armi. D’altra parte si trattava pur sempre di una guerra» commentano all’unisono.
Inutile parlarne ancora. Grazie all’amnistia, Burlando è riuscito a mettere una pietra sopra all’«altrui» foto ritocco. Anche se «Genova non dimentica» è stato il filo conduttore della manifestazione di ieri. Un’intera mattinata dedicata alla memoria, con momenti solenni come quello in cui le massime autorità civili e militari di Genova e della Liguria hanno deposto corone commemorative presso il Sacrario ai Caduti Partigiani sotto il ponte Monumentale.
Presenti diverse migliaia di persone che, al termine del corteo, si sono riunite in piazza Matteotti per ascoltare i saluti delle autorità locali. «Genova è stata l’unica città italiana - ha detto la Vincenzi - che ha saputo liberarsi da sola. Oggi, in un momento particolarmente difficile, è più che mai importante tornare alla memoria per andare avanti con la speranza». Burlando invece pensa a domani quando in consiglio regionale dovrà uscire dall’imbarazzo. Difficile che arrivi in tempo l’amnistia.