Burlando: «Maria? Non so se seguire la legge o il cuore»

Il vicepresidente del Parlamento europeo Mauro incontra i coniugi Giusto: «Siamo con voi»

Paolo Bertuccio

È un caso sempre più grande. La storia della piccola Maria, la bimba bielorussa tenuta nascosta dai coniugi affidatari, una coppia di Cogoleto, per evitare il suo ritorno nell’orfanotrofio dove subiva sevizie e violenze, devia dall’asse Roma-Minsk e arriva a Strasburgo. Il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro ha presentato un’interrogazione in cui chiede all’istituzione di intervenire nell’affaire diplomatico per ricordare all’Italia che non può consentire il rimpatrio della bambina, perché questo potrebbe «arrecare una lesione all’integrità psichica e fisica della minorenne».
Ieri Mauro ha incontrato Alessandro Giusto, Chiara Bornacin e i loro legali in mattinata, prima di una giornata di passione, perquisizioni e sequestri nelle abitazioni della copia e dei genitori, l’ambasciatore bielorusso Alexey Skripko che ha giudicato insufficiente il video offero dagli italiani come prova che Maria sta bene e che non vuole tornare in Bielorussia. la situazione è intricata, ma l’Italia ha il dovere di provare a risolverla, ha detto Mauro ai due giovani genovesi. Un lungo colloquio, durante il quale l’europatrlamentare ha espresso la propria solidarietà e quella di altri colleghi parlamentari: «I diritti umani devono venire prima di quelli delle istituzioni. E le istituzioni devono garantire per la vita dei cittadini, non impadronirsene». Questo il principio che porta Mauro a chiedere che l’incidente diplomatico tra l’Italia e la repubblica ex sovietica passi in secondo piano, rispetto alla vita e alla sicurezza della piccola Maria: «Il nostro Paese ha firmato la Carta dei Diritti dell’Unione Europea. Per questo l’Italia ha il dovere di esigere dalla Bielorussia le garanzie più ampie e documentabili su come farà a proteggere la bimba in caso di rimpatrio». Lo sguardo di Strasburgo, ha voluto assicurare Mauro, non si distoglierà dalla vicenda. «Per il momento - spiega - c’è la mia interpellanza urgente, alla quale seguiranno quelle degli europarlamentari di An Angelilli e Muscardini», mentre per l’immediato futuro «ribadisco la disponibilità di noi parlamentari Ue a recarci anche più volte a visitare le strutture per minori bielorusse per contribuire al miglioramento dele condizioni de bambini lì ospitati». Di avviso sensibilmente diverso è Claudio Burlando. Per il presidente della Regione la lotta tra «legge e cuore» è ad armi pari e, apparentemente, non c’è modo di venirne fuori: «Si tratta di un meccanismo infernale tra sentimento e legalità, ma mi auguro che tutto si risolva al più presto». Dura lex sed lex, pare essere il motto del governatore che, concludendo, lascia che sia «il Tribunale dei Minori a prendere le sue decisioni».
La giornata di ieri a Genova era iniziata con uno spiraglio di luce, nella vicenda dei bambini bielorussi affidati a famiglie italiane. In mattinata, nella sala Chiamata del porto, al termine di una riunione delle Associazioni Volontarie Italiane per la Bielorussia, Skripko aveva messo in contatto telefonico il piccolo Ivan, compagno di istituto di Maria che avrebbe anche lui subito violenze, con la «mamma» affidataria, una signora residente a Ovada.
Un segno di apertura, dopo il blocco delle «vacanze di salute» in Italia disposto dalle autorità di Minsk. Lo spiraglio però si è chiuso in fretta, con il «non ci basta» al video. La battaglia prosegue. I coniugi Giusto, domani incontrano il sottosegretario alla Giustizia Daniela Melchiorre.