Burlando «salva» la falsa casa di Pertini

Paola Setti

E invece era tutto un falso. Claudio Burlando il solo uomo in Italia interessato alle sorti dell’eredità di Sandro Pertini, la sua Regione l’unico ente pubblico mobilitatosi per acquistare e ristrutturare e trasformare in archivio storico la casa natale dell’ex presidente della Repubblica a Stella San Giovanni, in provincia di Savona. Intere paginate su quotidiani, settimanali e mensili, interviste e approfondimenti su quello stanziamento di 250mila euro che nessuno, neppure Carlo Azeglio Ciampi, aveva voluto fare, come da denuncia dell’Associazione amici di Pertini. Macché. «Lo zio in quell’appartamento non ha mai vissuto. La nostra famiglia lo cedette nel 1895, lui nacque nel 1896». Dario e Davide Tonna di Pertini sono i pronipoti e dal 21 ottobre scorso non si danno pace. Quel giorno il Venerdì di Repubblica pubblicò un articolo intitolato «Casa di Pertini in vendita, lo Stato non ha soldi». Rammarico è la parola giusta. Perché, ecco, la casa di Pertini, quella vera, non solo non è in vendita, ma gli eredi la tengono in piedi e in vita in memoria di uno zio d’eccezione con grande dispendio di fatica e danari. «È una vecchia casa di campagna, non è facile mantenerla, ma ci sta molto a cuore perché rappresenta per noi un luogo di affetti e di ricordi famigliari ed è con molto impegno che cerchiamo di preservarla». Il Venerdì pubblica la precisazione due settimane dopo ma il meccanismo è ormai in moto. È il 20 dicembre quando Burlando fa il suo annuncio in grande stile, comunicando al mondo che sarà lui a salvare dalla rovina l’eredità dell’«unico presidente ligure». Due giorni dopo esce Vanity Fair: «Per evitare di cancellare le radici di un’importante figura dell’Italia, ma soprattutto della Liguria, c’è voluto l’intervento di Burlando».
Loro, Dario e Davide, non riescono a crederci. E il 30 dicembre decidono che se dev’essere proprio An a ristabilire la verità sul prozio partigiano, che sia. Scrivono a Gianni Plinio il capogruppo in Regione, il solo che avesse presentato una mozione contro la delibera perché «in epoche di gravi ristrettezze di bilancio per cui la giunta Burlando si dice costretta a varare una pesante stangata fiscale, è assurdo spendere 250mila euro per acquistare una porzione di casa di Pertini». Quando legge l’e-mail di Dario e Davide Tonna, Plinio diventa furioso: la Regione stanzia 250mila euro per un appartamento in cui Pertini non è mai neppure entrato.
Ed ecco i fatti. L’edificio in questione si compone di tre appartamenti. In tempi remotissimi apparteneva alla famiglia Pertini, vero. Ma nel corso degli anni, dei secoli ormai, è stato frazionato in tre alloggi, due dei quali sono stati venduti ad altri. «Quello che adesso comprerà la Regione fu ceduto nel 1895 a una signora francese, che poi lo diede alla famiglia Freccero - spiega Dario Tonna -. Dopo la morte di Lisetta Freccero, i due figli hanno deciso di metterlo in vendita, affidandolo a un’agenzia immobiliare di Albisola». E questo è quanto. «Nostro zio nacque nella porzione di casa che, con fondi annessi, restò alla nostra famiglia - racconta Tonna -. Questa abitazione apparteneva a nosytra nonna Marion, madre di nostro padre Alberto e sorella del presidente e noi, insieme all’altra figlia di Marion, Alda, la ricevemmo in eredità alla sua morte. In seguito, con il prezioso aiuto di nostra madre che in questa casa ha conosciuto suo marito, abbiamo acquistato la parte di nostra zia. Non abbiamo mai pensato di venderla».
Eppure la trattativa di acquisto da parte della Regione passa anche attraverso l’Associazione Amici di Pertini, che ha più volte denunciato come nessun ente volesse acquistare la casa. «Noi non abbiamo contatti con l’associazione, che di certo non ha mai usufruito di nessuna pertinenza della casa per svolgere la sua attività - precisa Tonna -. Erano in un locale del Comune, poi hanno cambiato posto. Se vogliono chiedere contributi per la loro attività facciano pure, ma non dicano che li vogliono per salvare la casa di Pertini, perché a quella pensiamo noi da sempre».
Rammarico, appunto. Anche perché nessuno si è preso la briga di contattarli, gli eredi del presidente. Neppure quando hanno inviato la «vera storia» della casa di Pertini a Ciampi, al ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione e anche a Burlando. L’appartamento è stato acquistato per 180mila euro, altri 70mila serviranno a ristrutturarlo. «Ci saremmo aspettati di venire cointattati quantomeno perché se vogliono fare un museo e aprirla al pubblico quella casa, dovremo concordare l’uso degli spazi comuni. Noi chiediamo solo rispetto, per la memoria di nostro zio e per la nostra famiglia». Il Venerdì aveva pubblicato l’articolo nella rubrica «Non c’è Storia». La Storia, qui, c’è eccome invece. Riscriverla non è mai dignitoso, parole di sinistra.