Burlando scopre la politica estera

Eterno fascino della politica estera! Nessuno, a quanto pare, può restarne immune, soprattutto se fa il presidente di una Regione come la Liguria, si vede passare davanti al naso frotte di vip stranieri, vede i colleghi che trasvolano mari e continenti, e poi si ritrova nei sobri salottini di De Ferrari a fare i conti con il buco della sanità, la telenovela del Terzo valico, il reality show del Multipurpose. Al fascino discreto della politica estera, dunque, non si poteva sottrarre il presidente Claudio Burlando. Che, dopo un anno di studio dell’atlante geografico De Agostini, ha puntato il dito sulle mete più coerenti con la vocazione alla globalizzazione e all’internazionalizzazione dell’istituto regionale ligure, e ha scelto: Cina, Russia, Bulgaria, Romania e Ucraina, così, tanto per cominciare. Il programma, orientato a incrementare decisamente i rapporti «franchi e camerateschi» con i governi e i popoli che, fra l’altro, hanno conosciuto bene il comunismo, prevede una serie di soggiorni, pardon: di missioni fuori porta. A cominciare dalla visita - modestamente definita «istituzionale» - al Dragone d’Oriente in settembre, con soste tecniche a Pechino, Canton, Grande Muraglia e Tombe dei Ming, in compagnia di «rappresentanti del mondo imprenditoriale ligure interessato e in grado di sviluppare la propria crescita aziendale nel continente cinese». In agenda c’è anche Shanghai, col suo porto da oltre 20 milioni di container all’anno e la Borsa ai massimi. Però Genova è più bella, fa belle conferenze strategiche, e, di milioni di container, ne muove 1,6. Chissà, forse ha ragione lui: un viaggio dopo l’altro c’è anche il rischio che si impari qualcosa.