Burlando si appropria delle grandi opere altrui

Ci voleva lui, Luigino Merlo, timido, ma risoluto (e quasi sempre con le idee chiare) presidente dell’Autorità portuale di Genova, ci voleva lui, dunque, a «suggerire» - Claudio Burlando dixit - ai vertici di Regione, Province e Comuni capoluogo di sedersi intorno allo stesso tavolo, possibilmente tutti insieme e alla stessa ora e senza telefoni cellulari perennemente appiccicati all’orecchio, per fare il punto sulla situazione-infrastrutture in Liguria. L’uovo di Colombo, sì, o se preferite: la scoperta dell’acqua calda. Ma intanto, finora, non era venuto in mente a nessuno. Così, sempre fino ad oggi, poteva succedere che Merlo facesse conto sui tombamenti (i riempimenti del pettine fra due moli) a Calata Bettolo per incrementare la movimentazione di contenitori in banchina, e poi si ritrovasse alle prese, al termine dei lavori, con il problema di come fare uscire i «cassoni» dal porto per mancanza di collegamenti stradali e ferroviari adeguati. E poteva anche succedere che, per insistere ancora sugli esempi terra terra, uno come il governatore della Liguria programmasse la cerimonia preelettorale di taglio del nastro per il nodo ferroviario di Genova, senza sapere che è ancora in corso la trattativa con una ventina di proprietari di alloggi da abbattere a Rivarolo per lasciare il posto ai piloni della struttura.
Ora le cose andranno molto meglio. Forse. Il primo «tavolo» - intorno al quale si sono seduti, fra gli altri, il presidente della Provincia Alessandro Repetto, il vicesindaco di Genova Paolo Pissarello, e l’assessore regionale Carlo Ruggeri - si è insediato ieri e ha prodotto una decina di schede «sulle grandi opere finanziate e approvate per un investimento complessivo di 3 miliardi e 124 milioni di euro». I partecipanti a questo primo, storico vertice, dopo aver dato pubblico riconoscimento a Merlo della paternità dell’idea, hanno dato il via a un monitoraggio particolarmente impegnativo e approfondito della situazione. Da cui è scaturito che, più o meno, entro tre-quattro anni, al massimo cinque o sei, o anche di più, tutte queste infrastrutture verranno realizzate. Amen.
L’elenco comprende: il raddoppio della ferrovia San Lorenzo-Andora (costo: 534 milioni di euro); il nodo ferroviario di Genova (656 milioni, comprensivo del viadotto di collegamento con la gronda); l’Aurelia bis a Savona (239 milioni); l’Aurelia bis a La Spezia (240 milioni); la strada a mare di Cornigliano (222 milioni); la nuova piattaforma portuale a Vado Ligure (450 milioni, che salgono a 615 con le opere connesse); il riempimento di Calata Bettolo nel porto di Genova (120 milioni di euro); il riempimento dei Ponti Ronco e Canepa (40 milioni); la metropolitana (207 milioni) e la copertura e messa in sicurezza del Bisagno (183 milioni). Non proprio delle novità, come si vede, e nemmeno opere programmate dall’attuale giunta e presidenza di piazza De Ferrari, anzi. È stato l’allora giunta di centrodestra, fra il 2000 e il 2005, presidenza Biasotti, a spingere il governo e a mettere direttamente mano al portafoglio per programmare le grandi opere indispensabili allo sviluppo della Liguria. Nonostante, diciamolo pure, certi sgambetti del centrosinistra di lotta e di sgoverno. Ma anche se Burlando, ieri mattina, non l’ha detto, è (quasi) certo che non intendesse disconoscere i meriti del predecessore e appropriarsi indebitamente di progetti e finanziamenti altrui... Per carità.
I soldi, comunque, adesso ci sono tutti, eccetto - precisa il governatore - un centinaio di milioni per proseguire con la copertura del Bisagno fino a Brignole: «È un’emergenza nazionale, i soldi deve metterceli il governo - sottolinea Burlando, ma sul serio -. D’altronde, li ha promessi Berlusconi a Bertolaso, il capo della Protezione civile». Su questa convinzione, il supervertice si chiude, con la promessa di riconvocarne altri, a scadenza, per continuare nel monitoraggio delle grandi opere. Volta per volta, fino al 2010, in primavera. E guai a chi osa insinuare che c’entrino qualcosa le prossime elezioni regionali!