Burlando: «Taglieremo gli ospedali»

Inaugurato ieri a Torriglia il nuovo poliambulatorio dell’Asl 3, già in in funzione dai primi di gennaio. Alla cerimonia sono intervenuti, fra gli altri, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando con l'assessore alla Salute Claudio Montaldo, il presidente della Provincia Alessandro Repetto, il direttore generale dell' Asl3 Genovese Alessio Parodi. Quindici mesi di lavori e 750mila euro hanno permesso di ristrutturare il vecchio edificio di proprietà dell’Asl3. Le novità rispetto ai servizi offerti in precedenza riguardano le prenotazioni tramite Cup, la specialità di oculistica, molto richiesta in questa zona in particolare dalle persone anziane, e il servizio di accoglienza al pubblico, che da maggio, oltrechè specificatamente sanitario, sarà integrato con il sociale, secondo quanto indicato nell'ambito dell'Accordo di Programma siglato dall'Azienda con i sindaci di zona. L’inaugurazione è stata anche l’occasione di parlare del futuro della sanità in Liguria. Claudio Burlando lo ha sintetizzato così: «La piccola struttura aperta a Torriglia è l'emblema di quello che occorre fare per la sanità ligure, vale a dire, servizi di base vicinissimi alla gente e ospedali importanti, molto qualificati, di grandissima qualità e in numero ridotto. La nuova politica regionale non ha l'obiettivo primario di tagliare i costi, il risparmio è un effetto derivato e secondario di una scelta di politica sanitaria alternativa. Inutile avere più posti letto per acuti di quelli che ci servono se poi una famiglia deve aspettare mediamente 240 giorni - otto mesi - per far ospitare un anziano in una struttura. Non chiudiamo quindi ospedali, si trasformano». «Dobbiamo spostare le risorse - ha proseguito Burlando -. Quest'anno prevediamo risparmi per 60 milioni di euro nella sanità, ma di questi, 35 li reinvestiamo in nuovi servizi. Se noi bloccassimo questa riforma di politica sanitaria faremmo un grave torto ai cittadini liguri. Credo sia molto meglio avere, per esempio nel ponente genovese, anziché sei o sette piccoli ospedali, un grande, vero nosocomio con 5-600 posti letto che risponda alle esigenze del territorio, insieme a diverse piastre ambulatoriali vicine. Eviteremo così di avere una decina di piccoli reparti che fanno la stessa cosa nel raggio di pochissimi chilometri, tanto più che è anche difficile moltiplicare la qualità per dieci, per cento o per mille».