Burlando: «Terzo Valico fuori dal tunnel nel 2008»

Il presidente della Regione detta la tabella di marcia dell’alta velocità e insiste sul Corridoio V

Paola Setti

Ecco come vi ribalto la Liguria in tre mosse. Claudio Burlando il presidente della Regione non fa promesse, non fosse altro che poi c’è sempre qualcuno che gli rinfaccia quelle non mantenute, ma, dopo le accuse di immobilismo, anzi di voler frenare sul Terzo Valico, al Giornale svela i suoi piani. Trattasi di tre obiettivi in tre anni: sbloccare i finanziamenti per il nodo ferroviario di Genova entro il 2006, definire fondi e progetti per il raddoppio ferroviario della Genova-Ventimiglia nel 2007, dare il sospirato via al Terzo Valico nel 2008. Insomma “sto lavorando per voi”, altro che chi lo accusa di «pensare solo agli amici suoi». Ci sono anche le prove: «Entro ottobre partirà un tavolo Governo-Regioni sulle Infrastrutture, che arrivi a un patto con lo stesso metodo vincente già usato per la Sanità. A rappresentare le Regioni sarò io, perché da ex ministro dei Trasporti ho più esperienza in materia». Già che c’è, il governatore si toglie qualche sassolino dalla scarpa, facendo notare, per esempio, che «l’unico governo che ha messo i soldi per un’opera ferroviaria in Liguria, la Andora-San Lorenzo, è stato il governo Prodi nel ’97, ministro dei Traporti Claudio Burlando». Presidente, la accusano di inerzia sul Terzo Valico.
«Intanto non capisco perché prendersela con me, non posso metterli io i 5 miliardi che mancano».
Però l’europarlamentare dell’Ulivo Marta Vincenzi ha proposto una doppia fase di realizzazione, il presidente della Carige Giovanni Berneschi ha rilanciato l’intervento dei privati. Lei invece tace, e pare essersi arreso.
«Ben vengano tutti i contributi. L’idea di Vincenzi è ottima, quanto ai privati al momento non mi hanno portato alcuna proposta alternativa. Comunque non mi pare che queste proposte abbiano fatto partire i cantieri».
Lei lo sapeva che la Finanziaria 2007 conferma i 15 milioni di euro all’anno per 15 anni per le opere preliminari?
«Certo. Ma quelle opere non si possono fare finché non si decide di far partire l’opera principale».
E allora perché stanziare quei fondi?
«Forse il Governo ha voluto dare un segnale politico».
La Finanziaria conferma anche lo schema di finanziamento attraverso i bond della Cassa depositi e prestiti.
«Bond, non bond. Ci arrovelliamo su discorsi improbabili, ma la verità è che mancano 5 miliardi di euro, e che non potendo superare un certo livello di impegno sul debito pubblico non si può percorrere quella via».
La Corte dei Conti l’ha approvata.
«So solo che anche chi ha teorizzato quel meccanismo, e cioè il governo precedente, poi non l’ha messo in pratica. Questi signori hanno inserito nella legge Obiettivo opere per 174 miliardi, finanziando solo 60 miliardi».
Perché non cercate il sostegno di investitori diversi?
«I privati hanno sempre chiesto allo Stato garanzie sugli interessi che, e siamo punto e a capo, vanno a incidere sul debito pubblico. Se ora ci vogliono scommettere si facciano avanti, del resto è un’opera che produce reddito».
Quindi che si fa?
«La Liguria ha bisogno di tre opere ferroviarie fondamentali. Il nodo di Genova, per il quale però i fondi sono disponibili in competenza e non in cassa. Il raddoppio della Genova-Ventimiglia, e qui l’unico cantiere aperto è nel tratto Andora-San Lorenzo, che fui io a finanziare nel ’97-’98 da ministro del Governo Prodi, mentre il tratto Finale-Andora è stato finanziato nel luglio 2005 e definanziato nel marzo 2006. Infine il Terzo Valico».
Pessima situazione.
«Io metterei non una, ma 27 firme se riuscissi a sbloccare il nodo nel 2006, la Genova-Ventimiglia nel 2007 e il Terzo Valico nel 2008».
Terzo Valico nel 2008. E come pensa di riuscirci?
«In questi anni le Ferrovie hanno triplicato la loro possibilità di spesa. Investivano 5mila miliardi di lire quando io ero ministro, sono a quota 7 miliardi di euro quest’anno, quando dal Governo potrebbero ottenere un’aggiuntività di altri 3,5 o 4. Supponendo che si mantengano questi ritmi, io spero che finite le altre tratte di alta velocità in via di completamento si potrà programmare un’operazione da 5 miliardi per far partire il Terzo Valico, perché nel giro di un anno un anno e mezzo il picco di investimenti su altre linee dovrebbe finire».
Burlando, queste sono sue speranze o ci sta lavorando con il Governo?
«Ne ho parlato con Romano Prodi a palazzo Chigi due sere fa. Entro ottobre partirà un tavolo Governo-Regioni sulle Infrastrutture che arrivi a un patto simile a quello sulla Sanità: insieme dovremo definire le priorità nell’infinito elenco di opere. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ha chiesto a me di rappresentare tutte le Regioni italiane, perché da ex ministro dei Trasporti ho maggiore esperienza in materia. Parleremo di tutto, anche di metropolitana, messa in sicurezza dei torrenti, ambiente».
A proposito di tavoli. Sulla proposta dell’Ulivo in Lombardia di allargare a Piemonte e Liguria il confronto sulle infrastrutture, il governatore Roberto Formigoni ha citato la collaborazione con la piemontese Mercedes Bresso, ma non con lei.
«Non capisco perché: Formigoni mi ha chiesto di partecipare e io ho risposto che sono disponibile».
Lei ha candidato la Liguria a ospitare il tratto del Corridoio V che dovrebbe attraversare la Val di Susa, ma, dal ministro Antonio Di Pietro ai suoi colleghi piemontesi ai francesi, l’hanno bocciata tutti.
«Io dico che se si fa la Tav in Val di Susa bene. E capisco i francesi, che non vogliono dare uno schiaffo a Lione. Ma sarebbe pericoloso per l’Italia il ragionamento del “o così o niente”. È il gioco del cerino, qualcuno deve prenderlo alla fine».
Lo prende lei.
«Sì, tanto più che questo darebbe ulteriore forza al Terzo Valico, che sarebbe prioritario più di quanto lo sia oggi. Al Governo, che pure sta puntando tutto come è giusto sulla Torino-Lione, la mia posizione va abbastanza bene».
Ma 200 treni al giorno la linea ligure se li potrebbe permettere?
«Con il raddoppio della Genova-Ventimiglia e con il nuovo nodo sì. I Corridoi plurimodali possono essere ad alta velocità, ma non devono esserlo per forza».