Burlando vende alla Cina la Liguria che non c’è

Paola Setti

Ci vuole fantasia, negli affari. Si inventa un prodotto, si studia la strategia di marketing vincente, per vendere aiuta glissare sui difetti. Ed è proprio questo, che hanno fatto in Cina Claudio Burlando il presidente della Regione e la sua «allegra brigata» (la definizione è di Gianni Plinio il capogruppo di An). Lo dice chi c’è stato, mica chi è rimasto, su Primocanale, «Destra-Sinistra» di ieri sera.
Ai cinesi, i liguri hanno venduto la Liguria che non c’è. Tre porti, La Spezia, Genova e Savona, che fanno sistema, e che importa se non è vero. Il Vte, venghino signori venghino, per Cosco e China Shipping son pronte le quote della Psa, e che volete che sia se Saskia Kunst l’amministratore delegato proprio lì, in Cina, storce il naso. Il porto di Genova poi, è il più conveniente per trasportare le merci al Nord Europa, da qui a Rotterdam è un attimo, o volete continuare a circumnavigare l’Europa? Sì, è vero, per il momento c’è solo Trenitalia, visto che il terzo Valico il governo Prodi l’ha bocciato senza appello, ma bisogna essere ottimisti, un bel giorno si farà. E poi il turismo, roba che i cinesi si saranno chiesti perché mai ancora non avevano inserito le tappe liguri nei loro pacchetti di viaggio, è bastato nominare l’Acquario, e che dire delle crociere, le innumerevoli crociere che partono da Genova, mica bisogna dirglielo per forza ai cinesi che Costa se n’è andata a Savona con tanti poco cordiali saluti al capoluogo.
Hai voglia ad affannarti, come fanno Plinio e Massimiliano Lussana il caporedattore del Giornale, a far notare che il prodotto Liguria non è questo, e allora forse era meglio restare qui a migliorarlo prima di venderlo. Guastafeste. Augusto Cosulich, per dire, sa che «le cose in politica si evolvono, e io resto ottimista sul terzo valico». Ribatte Lussana che nessuno s’è alzato protestando, quando il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro è venuto a Genova a dire che «il terzo valico non è una priorità perché non ci sono i soldi». Ma vabbè, spiega paterno Paolo Odone il presidente della Camera di Commercio, è una battaglia che si vincerà, lui per esempio ha già scritto a Prodi, e con mossa felina ha sollecitato a fare lo stesso dicesi tutte le Camere di Commercio sull’asse Genova-Rotterdam, una per ogni fermata del treno veloce mancata insomma. Come avverte Piero Lazzeri il presidente degli Spedizionieri: «I problemi non vanno enfatizzati, ma edulcorati». Anche se poi Lazzeri, ammette che altro che terzo valico: «A me basterebbe che funzionassero le cose di domani mattina, i retroporti, sta benedetta Calata Bettolo, le ferrovie».
Litigano su tutto, compreso se sia stato davvero un successo riuscire a farsi ricevere dal sindaco di Shangai, uno che riceve solo Capi di Stato e ministri. Ma c’è un punto su cui son tutti d’accordo: nessuno si alza a difendere Margherita Bozzano quando Lussana la definisce «il peggior assessore al Turismo che la Liguria abbia avuto». Meno di tutti si alza Odone, che in Cina ha saltato l’incontro con il vice responsabile nazionale al Turismo perché Bozzano non lo ha invitato.
Tasto dolente quello dei diritti umani calpestati nella Repubblica popolare. «Nessuno ha speso una parola» s’indigna Plinio. Imbarazzo generale. Cosulich la butta sull’ambiente: «In Cina è quello il problema, lo stanno massacrando», ma si zittisce quando Lussana gli fa notare che anche le persone vengono massacrate. Lazzeri abbozza un «in Italia c’è un indice altissimo di morti per i frontali fra bici e auto», ma la difesa suona peggio dell’accusa. Paolo Momigliano il presidente di Amiu non fa meglio quando avverte che di queste cose se ne deve occupare Prodi, mica Burlando, ma recupera quando propone di fare affari solo con chi abbia la certificazione di eticità della catena produttiva. Il futuro è incerto. Odone vuol portare i cantanti cinesi al festival di Sanremo e si offende quando Plinio gli ride in faccia. Tutti dicono che la semina è andata bene. Se son rose fioriranno.