Burlando zittisce i Comuni: «Sui vostri soldi decido io»

Paola Setti

Non chiamatemi governatore, aveva detto, perché lui, Claudio Burlando, non avrebbe assunto atteggiamenti manageriali, e sempre avrebbe cercato il confronto. Fino a ieri. Quando, alla faccia della sussidiarietà e d’imperio, ha deciso che è l’ora di finirla, con questa storia dei Comuni che ogni anno fanno domanda alla Regione per ottenere una fetta dei finanziamenti europei destinati al territorio, in ballo ci sono cifrone, dai 400 ai 900 milioni di euro. Ogni volta è un disastro, gli esclusi si lamentano, gli inclusi chissà se poi avevano davvero urgente bisogno di quei soldi, e insomma adesso si cambia. Il riparto dei fondi europei 2007-2013 non sarà più fatto con bandi, ma attraverso scelte mirate della Regione, su diverse realtà da individuare e valorizzare attraverso interventi sui vari assi, a cominciare da quelli infrastrutturali e turistici.
L’annuncio, Burlando lo ha fatto ieri durante la presentazione nella sede del Gal-Gruppo Azione Locale di Genova del volume «Dagli Appennini alle Onde» dedicato alle iniziative della struttura nell’entroterra ligure. «Una volta assegnate le risorse per la formazione e gli aiuti alle imprese, siamo di fronte al riparto dei fondi per la competitività dell’intero sistema territoriale ligure, ma non più da utilizzare per il rilancio di aree svantaggiate in quanto è scomparsa ogni tipo di zonizzazione. Questo vuol dire che tutto il territorio potrà competere». E sai che pasticcio? Non si può, anche perché fin troppo spesso fra investimenti non fatti o fatti in ritardo s’è rischiato di perderli, i fondi europei.
E poi, avverte il presidente, «l’impressione che di fronte a un bando, comuni, comunità montane e altri enti partecipino pur di partecipare e che poi questi bandi siano destinati non sempre a obiettivi strategici è piuttosto diffusa». Ergo, decide lui: «Mi rendo conto che la scelta metta in capo alla Regione una grande responsabilità, un grande potere, una grande discrezionalità, ma credo occorra sceglier un più alto profilo e cercare di concentrare le risorse su alcuni assi forti legati allo sviluppo al recupero e al rilancio di alcune zone del nostro territorio». Certo, la Regione dovrà confrontarsi con il territorio, anche attraverso forme di rappresentanza come il Gal e i Sistemi turistici locali in campo turistico. Ma l’ultima parola spetterà alla regione, non in base a progetti in gara, ma in base, appunto, alla discrezionalità di cui sopra. «In questo modo si potrà lasciare il segno su operazioni molto più importanti - spiega Burlando -. Penso, per esempio, al piano di recupero turistico e ambientale dei 70 chilometri di ex ferrovia nel Ponente con Area 24 con la realizzazione della pista ciclabile da Finale al confine di Stato, all’acquisizione di una parte del compendio militare dell’isola di Palmaria, demolendo lo “scheletrone” e aprendo un centro di educazione ambientale per i ragazzi europei». Insomma, ha già deciso.