Burle e scetticismo: la Toscana è così

Amici miei, oh bucaiola, dove siete? Io non mi sono mai sentito appartenente a nessun luogo, tantomeno toscano, pur essendo nato in Toscana, ma consideravo gli Amici miei di Monicelli, miei parenti ideali, toscani ideali. Saranno rimasti, da qualche parte, dei toscani simili a loro, con i quali andare a fare zingarate, piombare in un paesino a far credere agli abitanti che le loro case saranno abbattute, andare per cimiteri a prendere in giro vedovi, presentarsi sotto la torre di Pisa e far evacuare la piazza perché la torre sta per cadere, cantare in coro vaffanzum di fronte a preti e cardinali?
Così da bambino, fin da quando uscì il primo atto di Amici miei, nel 1975, sognavo zii come Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Renzo Montagnani, Adolfo Celi, solo loro avrebbero potuto salvarmi dalla tristezza delle parentele vere, senza supercazzola. Insomma, nell’allegra banda degli amici miei, nelle spettacolari trovate del conte Raffaello Mascetti, è rappresentato tutto il più beffardo spirito toscano e tutto il disincanto per la vita la cui frittata è rigirata in un divertimento perenne, in burla infinita.

Con loro non c’era tempo per fermarsi, andare in pensione, immalinconirsi sulla vecchiaia, e la zingarata non si sarebbe fermata di fronte a niente e a nessuno perché, nella tragicità dell’esistenza, alla fine non c’è nulla su cui non si possa ridere.

In fondo, a maggior ragione oggi che tutti si prendono così sul serio da non avere più senso dell’umorismo né ironia, l’unica ricetta di felicità è quella degli amici miei, una magnifica zingarata a oltranza, dove perfino in punto di morte non ci si risparmia la beffa al prete, confessando l’ultima supercazzola. E anche al funerale lo scherzo continua, perché finché c’è vita c’è possibilità di gioco, finché c’è vita c’è supercazzola.

Sono gli amici miei di Monicelli le persone con cui vorrei invecchiare, un giorno, e fino un paio di decenni fa, toscani o no, era impossibile non desiderare, ogni volta che si prendeva un treno, di voler replicare la scena degli schiaffi da dare ai passeggeri affacciati, bisognava trattenersi per non farlo. Purtroppo, anche lì, i tempi sono cambiati e i treni sono stati sigillati, tra Eurostar e Frecciarossa nessuno può più mettere la faccia a tiro, non si può più prendere a schiaffi nessuno, e anche a Trenitalia vaffanzum, con supercazzola prematurata e, ovviamente, scappellamento a destra.