Burocrazia record ma solo per i costi

La spesa per l’apparato ammonta a 5.564 euro per ogni cittadino

da Milano
La domanda, certo, se la saranno posta in tanti. Quanto costa ogni anno agli italiani nutrire e mantenere in vita l’elefante burocratico (creatura vorace, visto che solo dalle piccole e medie aziende pretende ogni 12 mesi una fila di documenti lunga quasi 3 chilometri e mezzo). La risposta, senza dubbio sconcertante, l’ha data la Cgia (l’Associazione Artigiani e Piccole imprese di Mestre) studiando i dati Eurostat riferiti al 2005. La pubblica amministrazione costa in media a ciascun cittadino italiano, compresi gli interessi sul debito, 5.564 euro.
La cifra fa un certo effetto, dal momento che, sul piano della qualità dei servizi e di efficienza, le performance dei nostri uffici lasciano spesso a desiderare. Ma ancora più effetto fa il confronto con gli altri Paesi europei.
Dalla ricerca realizzata dall’ufficio studi della Cgia si scopre che la nostra burocrazia è la seconda più cara d’Europa. Davanti all’Italia c’è solo la Francia, dove la macchina della pubblica amministrazione costa a ciascun cittadino 5.765 euro, ma qui gli standard qualitativi sono decisamente superiori. E anche gli inglesi che, secondo la ricerca, pagano meno di noi (5.182 euro) beneficiano di servizi di gran lunga superiori.
Alti costi e bassa qualità, questi gli ingredienti dell’anomalia italiana. Quali sono allora i fattori che determinano e perpetuano nel tempo il nostro caso? Va sicuramente precisato che la cifra globale della spesa di funzionamento della burocrazia, Paese per Paese, è data dalla somma dei costi per il personale, dai costi per l’amministrazione e la gestione e da quelli per gli interessi da pagare sul debito pubblico. In Italia sul totale incide molto la spesa per interessi sul debito pubblico e, in particolare, quella relativa al funzionamento della macchina pubblica (ovvero l’amministrazione e la gestione).
E questo è senza dubbio il dato più interessante, perché in un certo qual modo smentisce la vulgata che vuole la spesa della macchina burocratica italiana appesantita dalle nutrite schiere di impiegati privilegiati e «costosi» per lo Stato. Rispetto infatti a Francia e Regno Unito, dove la spesa per il personale è rispettivamente di 3.637 e 3.364 euro pro capite, da noi il personale costa a ciascun italiano «solo» 2.660 euro.
«Di fronte a questi risultati - confermano alla Cgia di Mestre - ciò che balza subito agli occhi non è tanto il costo del personale italiano che è ben al di sotto dei dati riferiti al Regno Unito o alla Francia, bensì i costi per il funzionamento della macchina pubblica», la più esosa tra i principali Paesi Ue nostri competitori. In Italia tale costo si attesta sui 1.763 euro pro capite: più basso quello della Francia, pari a 1.389 euro, mentre gli altri Paesi europei sono ben al di sotto di questo importo. Il senso è chiaro: gestire e amministrare il «pachiderma» ci costa più del normale, evidentemente per effetto della notevole complessità dei suoi ingranaggi.
Infine, c’è il fattore debito pubblico, gli interessi che tutti paghiamo e che contribuiscono a far lievitare la spesa della burocrazia italiana. Come è facilmente prevedibile da noi questo capitolo è il più alto d’Europa: gli italiani pagano ben 1.141 euro pro capite di interessi, contro i 752 della Germania, i 739 della Francia, i 638 del Regno Unito e i 379 della Spagna. E proprio la Spagna è, fra i 15, il Paese europeo in cui la pubblica amministrazione pesa di meno sulle spalle dei cittadini. Qui infatti la spesa pro capite è di appena 3.247 euro.