La burocrazia strozza le imprese milanesi: un miliardo all’anno

Un imprenditore: «Se uno pensa agli adempimenti cambia mestiere»

Daniele Scurati

Fosse per quel severo censore chiamato Luigi De Marchi, politologo e psicologo, la burocrazia, «questo tumore che si è moltiplicato di 100 volte tra la fine dell’Ottocento e la fine del Novecento, da 40.000 a 4 milioni d’addetti», avrebbe fatto la fine di Cartagine: annientata. Ma gli appelli lanciati al governo dagli artigiani milanesi, categoria che più di altre soffre di questo male, passano inosservati. E anziché manna dal cielo, il fisco minaccia fulmini e saette contro chi oserà sfuggire alle sue maglie.

Costi
Secondo una ricerca effettuata nel gennaio 2006 dall’Unione Artigiani, che ha coinvolto 2.500 associati, le circa 93 mila aziende della provincia dedicano nove milioni di ore all’anno (100 cadauna) per adempiere mediamente a circa 182 obblighi amministrativi e fiscali (una stima per difetto). In soldoni la burocrazia costa complessivamente un miliardo di euro: 10.500 euro per ogni piccolo imprenditore. Non stupisce, allora, che in un recente sondaggio effettuato dalla stessa associazione venga additata al secondo posto delle priorità (in testa gli incentivi fiscali) da più di un quinto degli intervistati (21,3%).
«Si parla tanto di liberalizzazioni - afferma Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano - ma la prima cosa da cui vorremmo essere liberati sono i lacci e i laccioli della burocrazia. La medesima comunicazione va spesso fatta all’Asl, ma anche ai Vigili Urbani, ai Vigili del Fuoco, poi al Comune. Enti che si sovrappongono e che ragionano per compartimenti stagni. L’ultima sorpresa, regalataci da questo governo, è il ripristino del registro clienti e fornitori. Un carico inutile che il ministro Tremonti aveva giustamente tolto».

Adempimenti
«Per aprire un’attività produttiva - scriveva l’economista Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 29 maggio scorso - servono 16 pratiche amministrative (con allegato obolo al notaio) e per completarle si impiegano 62 giorni lavorativi: le pratiche richieste in Danimarca sono 3 e richiedono 3 giorni».
Altro che «marciume» in Danimarca: le cose non funzionano nel Belpaese. E di questo ne è consapevole Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica amministrazione. Basta leggere l’audizione dello scorso 4 luglio (www.innovazionepa.it) presso la prima commissione del Senato. «La Cna ha recentemente denunciato l’elevato numero di autorizzazioni, nulla osta, comunicazioni, permessi di varia natura, necessari per avviare un'attività produttiva, ad esempio 76 adempimenti presso 18 amministrazioni diverse per aprire una carrozzeria, 68 adempimenti presso 20 amministrazioni per una lavanderia...».
Sessantotto adempimenti per una lavanderia? E che sarà mai, una centrale nucleare? «Tempi e attese danno fastidio - dice Alessandro Scacchieri, responsabile del servizio Punto Nuovo Impresa della Camera di Commercio -. Lo rileviamo continuamente allo sportello informativo, che abbiamo aperto dal ’92 per aiutare l’aspirante imprenditore. Per fare un esempio, basta un intoppo e i 90 giorni fissati dalla legge per ottenere un documento rimangano solo sulla carta».

Tartassati
«Ho speso oltre 4.500 euro per adeguare l’impianto elettrico alla nuova legge. Trentadue giorni dopo era già fuori norma e ho dovuto sborsarne un altro e mezzo. Metto l’aspiratore per togliere l’umidità creata dal pane quando è in forno e due tecnici dell’Asl mi dicono che non va bene perché non si può scaricar nulla all'esterno. Lo tolgo e sei mesi dopo mi fanno visita due nuovi funzionari: «Cos’è tutta questa umidità - dicono -, metta un aspiratore, no?». Provvederò al più presto, ho risposto, ma ho lasciato perdere».
Stefano Fugazza, panettiere di via Vallazze, racconta questi episodi sconcertato: «Un’azienda ha bisogno di certezze - spiega -. Ogni anno cambia il modo di pagare le tasse. E così non riesci a programmare un investimento. Per aprire una panetteria servono 400 mila euro: se non so quanto tempo mi ci vuole per recuperarli, è un'avventura. E così i giovani scappano dall’artigianato e formano la generazione dei mille euro».
Storie di ordinaria burocrazia. Come ci racconta Aldo Pinotti, titolare del laboratorio artigianale di cosmetici Officina Fitobiologica di via Ulisse Salis. «Avevo le pratiche in regola, poi ho cambiato ragione sociale (da snc a srl) e ho dovuto rifare tutto daccapo. E ovviamente ripagare. E già verso 2.500 euro all'anno a un’associazione di categoria per essere informato sulle normative di settore. Dovessi riaprire una nuova attività, se penso agli adempimenti che incombono, cambio mestiere».