Le burocrazie nemiche della città

«L’Arengario ospiterà entro il 2007 il Museo del Novecento». Dove si legge questa profezia clamorosamente smentita dai fatti? A pagina 147 del volume dedicato a Milano - edizione 2005 - della più prestigiosa collana di guide turistiche, quella del Touring Club. Sappiamo invece che quel museo, atteso da decenni, non vedrà la luce prima del 2010. Ma l'incolpevole guida insiste nell'Appendice, a pagina 585: «Lo storico edificio dell'Arengario diverrà, entro il 2007 sede del Museo del Novecento». Guida incolpevole perché gli ingenui autori si sono fidati delle dichiarazioni ufficiali. E pazienza per quei turisti che da due anni vanno in cerca delle sale che ospiteranno Boccioni e Fontana, Sironi e Carrà. È un esempio, ufficialmente documentato, dei soliti snervanti ritardi nel realizzare le opere pubbliche, della elasticità del tempo che passa dalla decisione alla realizzazione. Colpa della politica? Non solo e, per una volta, non principalmente. La responsabilità è delle varie burocrazie, sempre più nemiche della città, sempre più lentocrazie: gli uffici degli assessorati, dove le pratiche dormono sonni tranquilli; le spesso inutili e prolisse gare d'appalto; le varie sovrintendenze capaci solo di dire di no per dimostrare la loro esistenza; le interminabili valutazioni d'impatto ambientale; il famigerato Tar pronto a bloccare qualsiasi opera al primo ricorso di un progettista scartato o di un'impresa arrivata seconda o del solito comitato del «No». Insomma, la politica decide, le burocrazie rallentano, bloccano, inibiscono. È la sindrome della correttezza formale della procedura, che invece di impedire la corruzione ne accresce le possibilità aumentando, passaggi, diritti di veto e facoltà di interdizione.