La burrata che mette d’accordo politici di destra e di sinistra

Torni dalla Sardegna e da quella Costa Smeralda così chiacchierata e amata dove una pizza la paghi 14 euro, un aperitivo nelle celebri piazzette 11 e il «servizio» ben 6 euro. E dove arrivi? Nel tuo amato Centro Storico, il più suggestivo del mondo (altro che Trastevere) e ti siedi fra un muro scrostato e l’altro, in un angolo antico che si chiama «Taggiöu» un «risto-salumeria» in vico Superiore del Ferro, curioso, originale e affascinante. Dove gli euro sono accessibili, e dove soprattutto trovi climi e atmosfere che piacerebbero a qualche filosofo francese abituato a Pigalle o a Montmartre, fra i pittori maledetti.
In questa strana salumeria ci sono tavolini di legno, un bancone ancora di un tempo antico (il locale aveva una volta marmi alla genovese ed era un negozio di verdure), appesi alle pareti prosciutti straordinari. Sorseggi i vini migliori d’Italia in calici enormi. Attorno ai tavoli gira Alice, sorridente, allegra come i brindisi che fanno fare le ore piccole.
Il tutto è nato, tempo fa, quando Alessandro Garrone (insieme a dei bravissimi «manager della cucina», Costa e Pedrelli) aveva aperto il «Maxelà» in vico del Ferro dove si mangia solo carne. Poi aveva aperto «U mäe ma’» (il mio mare) a Boccadasse. Infine ecco il «risto-salumeria» con affettati, formaggi e vino. Punto e basta.
A gestire il tutto Andrea figlio e Giancarlo padre: di cognome Chiappe. Il papà, con raffinati occhialini (sembra un filosofo staineriano), maglietta nera, sorriso aperto, grande esperienza di cucina. Andrea, dietro il banco dove «cesella» taglieri favolosi. Con alcune salsine create da lui e che si accompagnano ai vari salumi.
Il triangolo di vico del Ferro e vico Superiore è stato conquistato dai Garrone. Carne, pesce, salumi, formaggi. Quello che spendi al «Taggiöu», in costa Smeralda, nelle sue celebri piazzette, ti basta solo per il fatto di sederti. Qui arrivano professori, nottambuli, giornalisti, belle donne, disoccupati, attori, imprenditori. Qui scoppiano davanti ad un vinello d’annata (il più traditore è il «Traminer»), i flirts più clamorosi e le liti più divampanti. La burrata fa andare in tilt alcuni appassionati politici di destra e di sinistra che, qui, diventano amicissimi. Il prosciutto appare incantevole (arrivato dai più tipici luoghi di produzione che scopre con accuratezza Andrea).
Poi si passa al «Maxelà» dove Roberto Costa, finalmente disteso dopo la bufera del Covo di Nord Est, ti serve dei raviolini al tocco incredibili e una grigliata di carne da stupirti. Costa racconta l’avventura del Covo che non ha ancora dimenticato: «Allucinante, ci siamo trovati a dover trattare con gente che del divertimento non sa niente. Peccato: come si fa ad aprire un Covo senza ballare? Ci avevano dato l’apertura fino quattro di notte per lo stabilimento, ma fino alle quattro che si fa? Il bagno? No, si balla...». Ora il locale è chiuso. Lo riaprirete? «Per carità - urlacchia allegro Costa - per carità, meglio una grigliata di carne con gli amici che tante grane». Un’avventura finita male. Con un turismo del Tigullio finito malamente: «Incredibile - dice Costa - potevamo rilanciare la costa alla grande. Che gente incompetente! Tutti con una paura matta. Pazienza».
Meglio, dunque, un filetto al pesto, meglio un’orata al forno (là sul mare di Boccadasse), meglio per Alessandro Garrone un’azione di borsa che sale che il bailamme di un santuario del divertimento che fa i capricci. Al «Maxelà» guarda un po’, ritroviamo i genovesi che contano: Cosimo de Mercurio, cercatore di teste fra i più conosciuti, l’avvocato Guido Colella che festeggia la sua Samp con vinelli d’annata e una fiorentina che levati e, soprattutto, una estetista polacca straordinaria, in una minigonna strappafiato, sorriso che non conosce frontiere. Una scoperta di Cosimo. Lui sì che se ne intende... E Roberto Costa a gongolare felice.