Bus dirottato, preso il capo Spunta la traccia satanista

Il leader della banda albanese arrestato in un appartamento a Milano. Aveva con sé una pistola con il colpo in canna. Mistero sul vero movente dell’azione. I testimoni: &quot;Ci hanno tolto solo i cellulari&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=178442">La doppia vita, tra coca e lavoro</a></strong>

Novara - Lo sguardo ebete, una mezza smorfia appesa alle labbra. Che somiglia ad un ghigno beffardo. Sono le quattro del pomeriggio quando, manette ai polsi, i carabinieri lo recapitano al comando provinciale di Novara. Mancava solo lui all’appello: il capo, il più armato, il più spietato. Probabilmente anche il più fatto di cocaina e di altri simili accessori per vivere al meglio una vita spericolata. L’hanno pescato in via Savona a Milano, nella cintola una pistola con il colpo in canna che, viste le circostanze, ha pensato bene di non usare.
Nemmeno 24 ore di latitanza ed è finita la corsa anche per lui: Rusten Ahmeti, 21 anni, l’ultimo di quel terzetto di squinternati passeggeri albanesi che, avant’ieri, si era messo in testa, coltelli, pistole e taniche di benzina alla mano, di dirottare un pullman della linea Alessandria-Acqui Terme. La storia è nota oramai. Andrea Patrone, l’autista del bus, pistola alla tempia costretto a invertire la rotta e a forzare posti di blocco, passeggeri terrorizzati tenuti in ostaggio e minacciati. E la reazione di due agenti, Roberto Curelli ed Egidio Valentino, casualmente a bordo del mezzo, che sono stati feriti e picchiati dai malviventi. Fino al capolinea di quella folle quanto improbabile impresa criminale: un viottolo che si smorza davanti a una sbarra d’acciaio in un avvallamento, sotto il ponte sul Ticino, a San Martino di Trecate. Dove il gruppetto di albanesi, circondato dai carabinieri e sovrastato dagli elicotteri della polizia, ha appiccato il fuoco al pullman per coprirsi la fuga ma è stato rapidamente messo fuori combattimento dalle forze dell’ordine. Ferito e ammanettato subito Ali Muka 27 anni, e individuato nella boscaglia un paio d’ore dopo, Ali Ibrahimi Armand grazie al fiuto di Jago, poliziotto a quattro zampe che l’ha stanato da un cespuglio di rovi. Tornando al gran capo della banda che, jeans e maglioncino blu, abbiamo visto scendere dal fuoristrada con targa civile del reparto operativo degli uomini comandati dal colonnello Pasquale Capriati, c’è da dire che si è infilato dritto nella trappola tesagli dai militari che aveva alle calcagna. Ha fatto appena in tempo a varcare il portone della palazzina della zona Ticinese, dove viveva con una coppia di connazionali che lo hanno immobilizzato. «In portineria c’erano infatti cinque carabinieri in borghese - ha raccontato la portinaia dello stabile - con le armi in pugno e i giubbotti antiproiettile».
Per raggiungere Milano, Ahmeti potrebbe aver rubato un’auto. Dopo i primi interrogatori gli investigatori sembrano sempre più convinti dell’ipotesi di «un sequestro anomalo» a scopo di estorsione. Ma Egidio Valentino, 43 anni, il poliziotto che ieri ha coraggiosamente tentato di neutralizzare il commando di tre albanesi ed è stato il primo a dare poi l’allarme e a consentire l’individuazione del mezzo, in ospedale racconta: «Non hanno mai detto che fosse una rapina né hanno parlato di sequestro. Ho avuto l’impressione che i tre seguissero un piano preordinato. A noi avevano tolto i marsupi, dai passeggeri si erano fatti consegnare i cellulari, ma non il denaro o oggetti di valore. Se fosse stata una rapina l’avrebbero fatta subito e basta». Valentino ha lottato disperatamente con i dirottatori, rimanendo ferito dalle loro coltellate. Poi è stato buttato fuori dal pullman. «C’era odore di benzina - racconta - ho sentito il rumore di bottiglie, mentre lottavamo mi sono arrivate alcune coltellate dal secondo albanese che gridava al complice: “Ammazzalo, ammazzalo, sparagli”. Poi al casello di Alessandria Sud mi hanno spinto fuori».
Sul bus è rimasto Curelli ma gli sono saltati addosso in due che l’hanno colpito più volte al capo e gli hanno rotto il setto nasale. Le analisi mediche hanno confermato che il terzetto ha agito sotto l’effetto della coca. E forse i debiti contratti per l’acquisto di droga potrebbero essere uno dei motivi della disperata impresa. Improbabile per Antonella Lubino, avvocato difensore di Ali Muka, che il gesto sia da ricercarsi nel satanismo. «Il materiale ritrovato in casa del mio assistito - ha precisato - è solo un biglietto con alcuni indirizzi di siti internet di gruppi musicali ispiratì a tematiche sataniche. Il suo è stato invece un colpo di testa sotto l’effetto della cocaina, di cui era diventato dipendente dopo aver perso il lavoro. Una disavventura che lo ha spinto a frequentare brutte compagnie, tra cui Rusten Ahmedi».