BUS FERMI: IL DISAGIO È GUARDARE I TG

Sciopero dei trasporti che vai telegiornale che trovi. Peccato che i servizi siano tutti uguali. Identici. Fotocopiati. Impossibile distinguerli, se non fosse per la sigla sul teleschermo. Non basta. Il resoconto del mattino è gemello di quello di mezzodì, che a sua volta è tale e quale a quello del pomeriggio. E quello della sera? Preciso, sputato. Se poi qualcuno avesse per sbaglio in cassetta, magari in coda a un film, un servizio di Tg1, Tg3 o Tg5 su un qualsiasi sciopero del mese scorso, dell’anno prima o del 1999, si accorgerebbe che è sempre la stessa zuppa.
Le immagini, vedi venerdì scorso, mostrano una fermata della metropolitana (o del «metrò» o «della metro», perfino «del metro», che probabilmente diventa centimetro quando i convogli serali hanno meno carrozze) con le serrande abbassate. E il solerte cronista si avvicina armato di microfono a un cittadino indifeso. «Lei lo sapeva dello sciopero?» è la domanda preferita. Che può avere due risposte intercambiabili: «Sì, ma ho provato lo stesso», oppure «No, non lo sapevo». Altro quesito altrettanto ricorrente: «E adesso cosa farà?». Chissà che gli (e ci) frega di conoscere i movimenti di un tizio o di una tizia mai visti. Comunque c’è sempre qualche poveretto che si sente in dovere di rispondere gentilmente: «Farò un pezzo a piedi, poi mi arrangerò» o, giustamente seccato: «Prenderò un taxi, cosa devo fare?». Perfino i turisti stranieri, scocciati e sorpresi, vengono importunati a suon di «Strike» e di «Today». Poi c’è sempre l’automobilista al volante che ignora i tempi televisivi e mormora: «Sono in coda dalle sette e mezza». Ma se il tg va in onda alle 13.30 vuol dire che è in coda da sei ore?
Intanto si sfornano numeri su numeri. Cifre capaci soltanto di aumentare la rabbia di chi è dovuto uscire all’alba o è rimasto invischiato tutta la mattina nel caos del traffico. E che appena arrivato a casa può ascoltare l’annuncio, pronunciato con una certa soddisfazione: «L’adesione allo sciopero è stata massiccia». Mentre un tranviere allarga le braccia con aria particolarmente affranta, come per giustificarsi di fronte a chi, per andare al lavoro, è costretto a prendere il 14 anziché la Mercedes con l’autista o l’elicottero: «L’unica arma rimasta possibile è quella dello sciopero, anche se chi ci rimette è il cittadino». Il quale tra tutte queste manfrine si sente ribollire al risuonare di una sola parola: «disagio». Per carità, trovatene al più presto un’altra che renda meglio l’idea: una stratosferica rottura di scatole come uno sciopero di bus, tram e metropolitana è ben più di un disagio. Grande (quasi) come quello di chi subisce la sciatteria di certi servizi.