Bush da Abu Mazen: Israele e Palestina, presto la pace

Bush è il secondo presidente degli Usa in carica a recarsi nei territori, dopo Clinton nel 1998. Promette: "Accordo entro la fine del mio mandato". Il presidente dell'Anp: "Pronti a una nostra democrazia con Gerusalemme Est capitale"

Ramallah - Il presidente americano George W. Bush è arrivato questa mattina a Ramallah per incontrare il corrispettivo palestinese Abu Mazen. Tra imponenti misure di sicurezza il capo della Casa Bianca, giunto in auto a causa della nebbia che ha impedito l’uso dell’elicottero, è stato accolto da un picchetto militare e da Abbas su un tappeto rosso. Bush è il secondo presidente americano in carica a recarsi nei territori, dopo la visita di Bill Clinton nel 1998. Si tratta della prima visita di un presidente Usa alla sede del governo dell’Anp. Come riporta la stampa israeliana, Bush ha precedentemente visto presso l’hotel King David di Gerusalemme dove alloggia il leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu e i figli dell’ex premier Ariel Sharon, Omri e Gilad.

Due Stati per la pace Bush ha detto oggi a Ramallah, in Cisgiordania, che sia il premier israeliano Olmert sia il presidente palestinese Abu Mazen comprendono l’importanza di due stati democratici che vivano in pace l’uno a fianco dell’altro. "Un accordo di pace fra israeliani e palestinesi - continua Bush - verrà firmato entro la fine del mio mandato, che scade nel gennaio del 2009". In precedenza lo stesso auspicio era stato espresso dal presidente palestinese Abu Mazen. "La pace è una opzione strategica per i palestinesi" ha aggiunto il presidente dell’Anp. "Il mio governo sta adottando passi concreti verso l’istituzione di un regime democratico, in vista della costituzione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est per capitale".

"Via i posti di blocco israeliani" "La visione ultima è di non avere più posti di blocco nel territorio palestinese, e questo potrà accadere quando sarà creato uno Stato. Ho sentito che anche il capo dei mediatori palestinesi ha passato molte ore bloccato ai posti di blocco - ha proseguito Bush - e io capisco questa frustrazione. Ma la sicurezza di uno Stato è essenziale, e quindi capisco anche il bisogno degli israeliani di sentirsi sicuri. I posti di blocco - ha concluso Bush - rispecchiano la realtà, e noi stiamo lavorando per modificare questa realtà".

Visita a Betlemme Tremila agenti di sicurezza, palestinesi e statunitensi, hanno preso posizione nel centro di Betlemme (Cisgiordania) e lungo la principale arteria di ingresso in attesa della visita del presidente Bush, prevista nel primo pomeriggio. Ancora non è noto se Bush arriverà a bordo di un convoglio di limousine blindate oppure in elicottero. Secondo il programma ad attendere l’ospite nella Piazza della Mangiatoia ci saranno il governatore di Betlemme Salah Taamri e il ministro del turismo Kouloud Daibes. Bush visiterà la Basilica della Natività dove, a quanto pare, si raccoglierà in preghiera. Dopo di che farà ritorno a Gerusalemme.

Fatah: "Nessun motivo di ottimismo" "Non abbiamo alcun motivo di ottimismo": lo ha detto Sufian Abu Zaida, un dirigente di al-Fatah, mentre a Ramallah (Cisgiordania) è in corso l’incontro fra il presidente dell’Anp e il presidente Usa. Lo scetticismo dei palestinesi, secondo Abu Zaida, si basa anche sulla conferenza stampa di ieri a Gerusalemme "in cui il premier israeliano Ehud Olmert ha confermato che la espansione dei rioni ebraici a Gerusalemme est proseguirà". Per realizzare progressi, questo il parere di Abu Zaida, è necessario che "su israeliani e palestinesi siano esercitate pressioni massicce: non perchè i rispettivi leader non abbiano buona volontà, ma perchè i problemi sono troppo complessi per poter essere risolti senza un deciso intervento dall’esterno".

Da Olmert nuove prove minacce dell'Iran Informazioni molto aggiornate sulla "minaccia nucleare iraniana" sono state inoltrate al presidente statunitense dal premier israeliano Ehud Olmert ieri, durante il loro prolungato incontro a quattr’occhi. Lo scrivono oggi i quotidiani israeliani Yediot Ahronot e Maariv, secondo cui Bush si è rafforzato nella persuasione che l’Iran rappresenti una pericolo per la pace nel mondo.