Bush all’Onu: "Siria e Iran aiutano ancora i terroristi"

Nel suo ultimo discorso alle Nazioni Unite il presidente uscente degli Usa duro anche con Mosca per la Georgia. Sarkozy: niente compromessi. E intanto salta il vertice 5+1

New York - Il passo d’addio di George W. Bush e l’intervento come sempre appassionato e propositivo di Nicolas Sarkozy sono stati i momenti salienti della prima giornata del dibattito generale al Palazzo di vetro di New York, che ogni anno in questa stagione propone una sorta di vetrina della diplomazia internazionale. E mentre sembra allontanarsi, a causa del protrarsi della complessa gestione della crisi dell’Alitalia, la possibilità che il premier italiano Silvio Berlusconi intervenga come previsto venerdì, il ministro degli Esteri Franco Frattini, che si trova già a New York, anticipa alla stampa i temi del discorso che con ogni probabilità terrà in sua vece sabato: si va dalla riforma dell’Onu alla presidenza di turno italiana del G8, dai rapporti con la Libia a quelli con l’Iran.

Il discorso di Bush è stato, come si diceva, l’ultimo di fronte a un organismo internazionale con cui ha avuto rapporti non facili, soprattutto da quando nel 2003 ha ordinato l’invasione dell’Irak. Davanti a un’assemblea in cui le vedute americane e occidentali in generale non sono almeno numericamente predominanti, il presidente uscente degli Stati Uniti ha lanciato una serie di esortazioni e di denunce: le prime a votare le sanzioni contro l’Iran e la Corea del Nord responsabili di pericolose illegalità in campo nucleare, le seconde nei confronti ancora dell’Iran e della Siria, accusate di continuare a sostenere il terrorismo internazionale, ma anche della Russia, che con il suo attacco alla Georgia il mese scorso «ha violato la Carta delle Nazioni Unite». Il presidente americano ha anche invitato i Paesi membri dell’Onu a contribuire alla lotta contro i terroristi e a sostenere «la causa della libertà e proteggere le giovani democrazie dalla minaccia della tirannia e della violenza». Bush ha cercato infine di rassicurare il mondo preoccupato per la grave crisi finanziaria in atto: «Abbiamo adottato - ha detto - azioni decise e audaci» per «combattere alla radice» i problemi che hanno causato l’«instabilità dei nostri mercati finanziari».

Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha avuto parole severe per la Russia e per l’Iran. Al Cremlino (rappresentato al Palazzo di vetro solo dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov) si è rivolto con un’ammonizione: la forza non può essere usata per risolvere le questioni internazionali, come invece è stato fatto in Georgia. E a Teheran ha detto chiaramente che si impegnerà affinché vengano decise nuove e più dure sanzioni contro la Repubblica islamica per il suo programma nucleare: «Non tollereremo mai un Iran con la bomba atomica», ha detto. Alla Russia, tuttavia, ha ricordato che pur non volendo scendere a compromessi in fatto di rispetto della sovranità degli Stati e delle leggi internazionali, «l’Europa (che Parigi rappresenta fino alla fine dell’anno quale presidente di turno dell’Ue, ndr) vuole legami e costruire un futuro comune con voi, vuole essere vostro partner». A tarda notte poi il dipartimento di Stato americano ha confermato il ventilato annullamento del vertice del 5+1 tra Usa, Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania e Russia dopo che quest’ultima aveva giudicato inutile l’incontro sul programma nucleare iraniano.

Infine, le anticipazioni sull’intervento del ministro degli Esteri italiano Frattini che sabato sosterrà l’idea francese di una riforma dell’Onu nel segno della maggiore democraticità e rappresentanza; chiederà a Russia e Cina di collaborare sulle sanzioni contro l’Iran; farà presente alla Libia che il nostro governo si aspetta che venga onorato l’accordo raggiunto sui pattugliamenti congiunti delle acque territoriali libiche. E ha anticipato che la prossima presidenza italiana del G8 inaugurerà un nuovo metodo di lavoro «con il coinvolgimento di nuovi attori regionali importanti»: nel gruppo dei Cinque cosiddetto dell’outreach sarà invitato l’Egitto in rappresentanza del mondo arabo.