Bush architetto dell’11/9? Una bufala clamorosa

Egregio dott. Granzotto, coraggio! Provi a trovare uno spicciolo di tempo per rispondere alla domanda di un lettore che non ha mai perso un numero del «Giornale». Le chiedo che cosa ci fosse di vero nell’asserzione di un mio conoscente che sosteneva essere stata una trama ordita dal governo americano l’abbattimento delle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001.

Per l’occasione, potrebbe cortesemente soddisfare una mia curiosità? Di quale regione è originario lei che ama il meridione? Ricorda il detto cilentano «Giorgio se nne vòle i’è u vescuvu nnu vòle mannà» e la giusta interpretazione di quel «nnu»? In italiano la frase suona così: Giorgio se ne vuole andare , (ma è) il vescovo che lo vuole mandare via.
Samuele Carducci Genova

Trovato, caro Carducci. Il coraggio, intendo. Però sa una cosa? Non tanto il suo garbo o l'essere da sempre lettore del Giornale me l'ha fatto trovare. È stato quello «spicciolo di tempo». Nella sciatta stagione degli «attimini», chi chiede uno spicciolo di tempo va accontentato. E subito. Primo argomento: le Due Torri abbattute - provocando 2mila 832 vittime, meglio non scordarselo - dagli americani medesimi per ordine di Bush. Il quale, premendogli moltissimo di menar guerra a Saddam, ne architettò il clamoroso pretesto. Questa versione dei fatti è una tarda variante della prima, che prese a girare per i blog più progressisti già nella serata dell'11 settembre: a buttar giù le Twin Towers erano stati gli israeliani, anch'essi vogliosi di creare un casus belli. Tant'è - questa era la prova provata - che preavvertiti dal Mossad gli impiegati di religione ebraica quel giorno non si presentarono al lavoro. Balle, ovviamente, ma la dietrologia è proprio questo: confezionare balle. Ballissima, ballona subito fatta sua da un noto commentatore dell'autorevole Repubblica è quella che vuole inesistente, inventato lì per lì dalla Cia, il volo 77 dell'American Airlines decollato dall'aeroporto di Dallas e fatto schiantare dai sodali di Osama Bin Laden (che per i sacerdoti della dietrologia altri non è che Bush con una barba posticcia) contro il Pentagono. Questa è la dietrologia, caro Carducci: per avvalorare la tesi che mezzo Pentagono è stato buttato giù dagli artificieri dei servizi segreti (ovviamente deviati) si arriva a sostenere che quel Boeing debitamente immatricolato nel Registro aeronautico, i 58 passeggeri e i 6 membri dell'equipaggio che si trovavano a bordo e dei quali abbiamo nome, cognome, fotografia dei quali conosciamo i parenti, i coniugi, e gli amici, non sono mai esistiti. Non trova che dovrebbe bastare per convincere il suo conoscente che quella sostenuta dalla dietrologia progressista è, né più né meno, una incommensurabile frescaccia?
Secondo argomento: per dirla con il signor de la Palisse, non è indispensabile essere meridionali per amare il Meridione apprezzandone, come grandemente apprezzo, la cultura e la storia. Io sono settentrionale, caro Carducci. I miei nonni paterni e materni nacquero (beati loro) sudditi di Francesco Giuseppe, tanto per chiarire. Ciò stabilito, pur avendo molto da ridire su come portammo a compimento l'unità e moltissimissimo sulla retorica del Risorgimento, italiano sono e mi riconosco per cui non riesco proprio a sentire il Meridione come «Affrica» e i meridionali «beduini e caffoni» (Luigi Carlo Farini, luogotenente di Vittorio Emanuele II, a un compiaciuto Cavour). E siamo arrivati al proverbio «Giorgio senne vò i' e 'o Vescovo 'o vò mannà», Giorgio se ne vuole andare (ma) è il Vescovo che lo vuole mandare. La versione che lei riporta non contrasta con quella da me adottata. Tutto infatti si gioca su quel «ma» sottinteso. In pratica e per far capire ai lettori la ragione del contendere, traducendolo nei fatti il proverbio così suonerebbe: Prodi dice che se la coalizione non si dà una calmata lui se ne andrà, ma non sarà lui ad andarsene, quanto la coalizione a dargli il benservito. In sostanza il detto popolare smaschera il millantatore. Cioè Giorgio. O Prodi, se vogliamo restare all'esempio, che guarda caso calza a pennello.
P.S. Giorgio è il modello del millantatore. Giorgio. O Prodi, se vogliamo seguitare...