Bush blocca il suo elicottero italiano: ora vuole uno Studio Ovale volante

Come noto questo non è un periodo felice per il governo americano. Ogni volta che deve prendere una decisione trascura dettagli che poi si rivelano decisivi. In politica estera? Senza dubbio, vedi l’Irak o, più recentemente, il Pakistan. Ma anche su questioni più tecniche e veniali, come il mega appalto per la nuova flotta di elicotteri presidenziali, in sostituzione di quella attuale, che è un po’ datata.
Bush e i suoi collaboratori volano su apparecchi che hanno trent’anni di servizio e sono dotati di sistemi di volo e informatici da museo dell’Aviazione più che da superpotenza. In quel bando era tutto scritto, tutto precisato: la Casa Bianca sembrava avere le idee molto chiare sui requisiti dell’elicottero desiderato. E nel 2005 optò, a sorpresa, per il consorzio formato da Lockheed Martin e AgustaWestland (Finmeccanica). Insomma, noi italiani avevamo vinto.
Un bel riconoscimento per la nostra tecnologia, per quei 23 esemplari VH-71, destinati a volare con le insegne della «White House». Ma ora scopriamo che qualcosa non è andato secondo le aspettative e non certo per colpa nostra. Secondo quanto rivela Newsweek, settimana dopo settimana i tecnici statunitensi hanno cominciato a chiedere dei ritocchini; uno qui, uno là. Nulla di male, capita sempre, soprattutto se il committente è così prestigioso e persuasivo. Ma poi quei piccoli lifting sono diventati sempre più insistenti, sempre più numerosi. Addirittura ottocento, sì ottocento.
Già perché gli smemorati dell’Amministrazione Bush si sono accorti che non volevano un bell’elicottero moderno e funzionale, ma uno “Studio Ovale volante”, simile all’Air Force One. Il Vh-71 non doveva essere solo sicuro, ma inviolabile. Oggi pretendono difese antimissile, protezioni contro esplosioni nucleari, motori più potenti, maggior raggio d’azione, abitabilità per 14 persone con supporti tecnologici e informatici; più, naturalmente, un gabinetto presidenziale. Il tutto in 19 metri. L’Air Force One, invece, è un Boeing 747 lungo 70 metri. Insomma, è tre volte e mezzo più grande.
I tecnici della Lockheed e della AgustaWestland ce l’hanno messa tutta per accontentare il presidente; ma poi hanno dimostrato agli inflessibili specialisti del Pentagono di non poter sfidare le leggi della fisica. E del buon senso. Equipaggiato come un’iperfortezza volante, l’elicottero difficilmente avrebbe preso il volo: sarebbe stato infatti almeno 900 chili sovrappeso. Sicuro sì, ma immobile. A terra. E allora? Gli specialisti della Casa Bianca ammettono, senza nemmeno dimostrare imbarazzo, che in realtà avrebbero bisogno di un elicottero completamente diverso. E ora pretendono di ridisegnarlo da zero. Ma perché? Cos’è cambiato in solo due anni?
L’11 settembre è avvenuto nel 2001, come tutti sappiamo, e la sicurezza interna americana da allora non è più stata violata. Dunque? Mistero. Forse è solo un capriccio o, più probabilmente, l’ennesima distrazione made in Usa. Il portavoce della Marina militare statunitense John Schofield, ha ammesso che «nella fase iniziale del progetto ci sono stati degli equivoci sui requisiti tecnici», ma ora la Lockheed e il Pentagono «hanno raggiunto un’intesa, compiendo progressi significativi». Insomma, ci sarebbe un compromesso. Secondo Newsweek i primi cinque elicotteri del lotto da 23 saranno consegnati alla Casa Bianca nell’ottobre 2009, come previsto dal contratto, ma con poche delle modifiche richieste: saranno degli affidabilissimi elicotteri angloitaliani.
Per gli altri 18 le due parti hanno deciso di prolungare i tempi, nel tentativo di esaudire il sogno di Bush, che forse resterà tale; perché quell’elicottero ha tutta l’aria di essere una missione impossibile. Come tante di questi tempi.