Bush al Congresso: "700 miliardi per evitare il collasso"

È il maggiore intervento pubblico a sostegno dei mercati dalla crisi
degli anni '30. Il governo Usa ha inviato al
Congresso la bozza del piano. Il debito pubblico salirà fino a 11.315 miliardi

di Marco Maroni

È il maggiore intervento pubblico a sostegno dei mercati dalla crisi degli anni ’30. Ieri il governo degli Stati Uniti ha inviato al Congresso la prima bozza del piano messo a punto con il Tesoro e la Federal Reserve per soccorrere un sistema finanziario sull’orlo del collasso. La proposta, i cui dettagli sono in corso di definizione, prevede la disponibilità di 700 miliardi di dollari dei contribuenti per comprare «attivi legati al mercato dei mutui da qualsiasi istituzione finanziaria che abbia sede negli Stati Uniti». Il Tesoro, inoltre, dice la proposta, si riserva di assumere manager per gestire i titoli. Il piano prevede di aumentare la facoltà da parte delle autorità di emettere obbligazioni pubbliche fino a 11.315 miliardi di dollari, contro la soglia attuale di 10.615 miliardi di dollari, ma l’impegno complessivo annunciato dal governo arriva fino a mille miliardi di dollari. «Il governo federale deve applicare un programma per rimuovere le attività non liquide che stanno pesando sulle nostre istituzioni finanziarie e minacciando la nostra economia», ha detto il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, durante una conferenza stampa.
Ciò che le autorità Usa stanno cercando di fare è liberare il mercato dai cosiddetti «debiti tossici», vale a dire dei titoli legati ai mutui subprime insolventi. L’iniziativa di Washington arriva alla fine di una settimana in cui i mercati finanziari hanno dovuto affrontare il peggior intreccio di crisi dalla Grande depressione. Ma non tutti hanno plaudito al piano. Il Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, ieri l’ha definito «una soluzione a breve termine», che avrebbe spostato i rischi indebitamente «nelle mani dei contribuenti».
Mentre il governo Usa dà fondo a enormi risorse, nel settore bancario è in corso un risiko per sistemare le partite aperte, a prezzi da saldo. Dopo l’acquisto di Merrill Lynch da parte della Bank of America, ora è Morgan Stanley (27 dollari per azione, contro i 67 di un anno fa) in trattative per far entrare nuovi soci nel suo capitale o fondersi con una altra banca (colloqui sono in corso con Wachovia). Si parla poi di quattro pretendenti per Washington Mutual (colloqui con Jp Morgan Chase, Citigroup e Wells Fargo). Ieri, inoltre, è arrivato l’ok dalle autorità giudiziare newyorkesi all’acquisto da parte della britannica Barclays delle principali attività Usa di Lehman Brothers. In Europa invece la banca più grande, la spagnola Santander, non ha commentato notizie di stampa secondo cui starebbe puntando sulla Bank of Ireland, colpita duramente da una scivolata del mercato immobiliare in patria.
A livello mondiale, le banche hanno sofferto di ammortamenti e perdite sui prestiti per oltre 500 miliardi di dollari dall’inizio della crisi cominciata più di un anno fa.