Bush e Brown concordi: isolare i sanguinari generali. Ma Putin dice no a sanzioni

da Washington

Gli Stati Uniti hanno annunciato l’imposizione di nuove sanzioni economiche contro quattordici alti dirigenti governativi birmani a causa della repressione delle manifestazioni per la democrazia nel Paese. Il dipartimento del Tesoro ha riferito di aver preso le misure dopo la decisione del presidente George W. Bush di rafforzare le sanzioni già esistenti contro la giunta militare birmana. L’Amministrazione statunitense ha inoltre disposto il blocco dei visti di ingresso negli Usa a 36 membri della giunta militare del Myanmar e alle loro famiglie. «Il presidente è stato molto chiaro sul fatto che noi non resteremo con le braccia incrociate mentre il regime tenta di far tacere le voci del popolo birmano con la repressione e l’intimidazione», ha dichiarato Adam Szubin, direttore dell’ufficio gestione averi al dipartimento del Tesoro. Saranno pertanto bloccati gli averi detenuti dai dirigenti birmani nelle banche americane o in altre istituzioni finanziarie poste sotto giurisdizione americana. A tutti gli americani è poi vietato commerciare con quelle persone.
La Casa Bianca ha inoltre sollecitato la giunta militare a consentire all’inviato speciale dell’Onu, Ibrahim Gambari, di incontrare chi vorrà nel paese. «Siamo molto contenti che l’inviato dell’Onu possa giungere domani in Birmania. Ci siamo appellati - ha detto ieri la portavoce della Casa Bianca Dana Perino - alla giunta perché Gambari possa incontrare chi vuole: i dirigenti militari, i dirigenti religiosi e Aung San Suu Kyi». La signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, da anni agli arresti domiciliari, è il punto di riferimento dell’opposizione in Birmania.
In una videoconferenza con Bush, il primo ministro britannico Gordon Brown, in una videoconferenza con Bush, ha sottolineato la necessità che «la comunità internazionale intensifichi i suoi sforzi «per costringere la giunta militare a mettere fine alle violenze» in Birmania. Facendo un quadro estremamente drammatico della situazione, il premier ha detto che Unione europea e Onu devono esercitare pressioni nel modo più energico possibile per far sì che in Birmania si avvii un processo di riconciliazione e democratizzazione.
Chi si oppone alle sanzioni invocate da Usa, Ue e altri Stati è, oltre alla Cina (protettrice dei generali birmani), il presidente russo Vladimir Putin. «È prematuro parlare di sanzioni» nei confronti della Birmania, ha detto il capo del Cremlino. Putin ha ammesso che ci sia «uso della forza contro monaci in pacifica manifestazione», ma ha sottolineato che le sanzioni sarebbero premature.