Bush e l’emergenza: sì a un vertice internazionale

da Milano

Quello di oggi è un anniversario da dita incrociate: 21 anni fa, il 19 ottobre 1987, andava in scena il famigerato Black monday, costato a Wall Street 508 punti in una sola seduta, pari al 22,6%, il calo peggiore di sempre. Disastroso anche per l’effetto a catena su tutte le Borse internazionali. Oggi i mercati saranno chiusi, ma la rievocazione sarà tutt’altro che una questione formale, vista la tempesta che non accenna a placarsi e i sempre più concreti timori di recessione americana e globale. La ripresa degli scambi, domani, sarà infatti ancora all’insegna della volatilità e dell’alta tensione, con la Borsa di New York con buona probabilità incapace di esprimere un andamento lineare.
Per quanto apprezzate, le misure salva-banche non sono riuscite a riportare il sereno. Il gruppo Ing sarebbe alla ricerca di 12 miliardi di euro per aumentare il proprio grado di solvibilità, mentre i timori di un impatto sull’economia reale sono forti. Il presidente Usa, George W. Bush, che ieri ha ricevuto a Camp David il presidente francese Sarkozy e il numero uno della Commissione Ue, José Manuel Barroso, si è detto pronto a ospitare «in tempi brevi» il vertice internazionale sulla crisi finanziaria. Il summit potrebbe quindi tenersi entro novembre se le elezioni presidenziali potrebbero essere di ostacolo alla convocazione.
Ma all’orizzonte, si profilano contromisure forti da parte dell’Opec per arginare la caduta dei prezzi petroliferi, il cui valore si è praticamente dimezzato rispetto al picco di oltre 147 dollari il barile toccato nel luglio scorso. Al solo Iran, il raffreddamento del greggio rischia di costare 54 miliardi di dollari di minori entrate. Il presidente del Cartello, Chakib Khelil, non ha escluso l’ipotesi di un taglio di due milioni di barili al giorno, da decidere nella riunione del prossimo 24 ottobre. «La riduzione deve essere significativa», ha detto. Una decisa risalita delle quotazioni avrebbe effetti deprimenti sull’economia mondiale: sia per l’inflazione, il cui calo ha convinto perfino la Bce a dare una sforbiciata ai tassi, sia per i consumi, peraltro già deboli.
La prossima settimana alcuni indicatori daranno il polso della situazione economica negli Stati Uniti. Si comincerà domani con il Superindice di settembre, mentre martedì sarà la volta di quello sull’attività manifatturiera dell’area di Chicago, mentre per giovedì è previsto il dato settimanale sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione. Ma a condizionare i mercati saranno soprattutto le trimestrali di alcuni big come Microsoft e Yahoo.