Bush e Sarkozy avvertono la Siria

da Parigi

Si è preso una bella soddisfazione George W. Bush nell'essere ricevuto come un amico all'Eliseo, dove per anni sono stati confezionati alcuni dei più velenosi strali polemici nei suoi confronti. Ma Nicolas Sarkozy, al contrario del predecessore Jacques Chirac, non perde occasione per dimostrarsi alleato di Washington. Stavolta l'occasione è stata offerta dal problema del nucleare iraniano: i due presidenti hanno fatto a gara nell'esprimere fermezza verso Teheran, intimando contemporaneamente alla Siria di allentare i propri legami col Paese degli ayatollah. Bush e Sarkozy si sono mostrati irritati per il rifiuto iraniano all'offerta di collaborazione tecnologica dell'Occidente sul terreno del nucleare civile, in cambio della sospensione del programma di arricchimento dell'uranio a scopi militari.
«Sono francamente deluso per il no dei dirigenti di Teheran alla nostra generosa offerta», ha dichiarato Bush durante la conferenza stampa finale all'Eliseo con Sarkozy. Secondo l'inquilino della Casa Bianca, la spiegazione è chiara: «I leader iraniani hanno preso la strada del progressivo isolamento del proprio Paese». Alludendo al desiderio del presidente Ahmadinejad di «cancellare Israele dalla carta geografica», Sarkozy ha detto: «È chiaro che la bomba atomica iraniana è per noi un'eventualità inaccettabile. È una minaccia intollerabile alla stabilità del mondo, come dimostrano alcune reiterate dichiarazioni del presidente iraniano». Sarkozy ha aggiunto che «l'Iran ha naturalmente diritto, come noi tutti, all'energia nucleare civile, ma il programma nucleare è ben altra cosa».
Un punto delicato delle conversazioni di questi giorni tra Bush e Sarkozy era costituito dall'atteggiamento di fronte alla Siria, accusata d'essere grande amica dell'Iran e di nutrire ambizioni egemoniche in Libano. Bush era stato sorpreso dalle recenti aperture francesi verso Damasco, ma Sarkozy ha spiegato che la collaborazione con la Siria implica il fatto che questo Paese «si desolidarizzi il più possibile dall'Iran a proposito dell'arma nucleare».
Il presidente siriano Bachar al-Assad sarà presente a Parigi il 13 luglio per il vertice euro-mediterraneo e sarà invitato, come tutti gli altri leader, ad assistere il 14 luglio alla parata militare per la festa nazionale francese. Un atto di cortesia, che per Sarkozy non significa affatto condivisione della politica di Damasco. Anzi, secondo Bush e Sarkozy, la Siria rischia a sua volta l'isolamento se mantiene inalterato il proprio attuale rapporto con Teheran.
La tappa francese del viaggio europeo dei coniugi Bush, che si conclude oggi a Londra, è stata anche l'occasione per cicatrizzare la gaffe dell'agosto scorso, quando Sarkozy, in vacanza negli Stati Uniti con l'allora moglie Cecilia, dovette - a causa dei capricci di quest'ultima - recarsi da solo nella residenza di campagna dei Bush. In questi due giorni la coppia presidenziale statunitense ha apprezzato le arti diplomatiche della nuova first-lady francese Carla Bruni, che è stata calorosamente invitata col marito a casa Bush, al di là dell'Atlantico. Una volta di più - dopo il trionfale viaggio in Gran Bretagna di fine marzo - Carla Bruni ha fatto un figurone come prima donna di Francia e come attenta consigliera del marito. A Parigi si dice che la sua presenza sia per Sarkozy una sorta di «assicurazione anti-gaffes».